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sabato 28 aprile 2012

Richiesta di intervento urgente alla Commissione Europea da Medicina Democratica


                                                                        Alla Commissione Europea
                                                            Direzione generale Concorrenza
                                                            Bruxelles
  
                                                            Alla  AGCM  Roma


Oggetto: Richiesta di intervento urgente, a tutela anche della Concorrenza e del Mercato. “Contratto di collaborazione industriale tra Soc. Solvay ed ATI Sale” per lo sfruttamento in regime di monopolio delle saline di stato in Loc. Saline di Volterra, Provincia di Pisa (Italia).

Ci rivolgiamo alla Direzione europea per la concorrenza e all’AGCM Italiana, affinché ognuno dei due organismi metta tempestivamente in campo gli strumenti di cui dispone, per fermare un abuso che qui segnaliamo.
Finora la nostra Associazione, come anche WWF, Legambiente, Italia Nostra avevano negli anni avanzato ricorsi – anche con successo – con motivazioni ambientali e di salute. Ora si avanzano anche motivazioni  che attengono alla concorrenza.

PREMESSA

La Commissione Finanze della Camera dei Deputati , presieduta dall’On. Giovanni Brunale, il 13 ottobre 1995 approvava un “Contratto di collaborazione industriale tra Soc. Solvay e Amministrazione dei Monopoli di Stato” (in seguito Contratto), poi ETI, ora ATI Sale per lo sfruttamento esclusivo delle miniere di salgemma in Loc. Saline di Volterra (PI). Tale contratto è ancor oggi fermo, in quanto per ragioni ambientali (emergenza idrica dell’area ed altro) il TAR Toscana con sentenze 1048/1049/1050 del 3 luglio 2007, e di nuovo con sentenze n.  6867 e 6868 del 23 dicembre 2010 ha bloccato le autorizzazioni della Regione Toscana, con la sostanziale motivazione che non è garantita la priorità nell’uso dell’acqua alla popolazione, come prevede la Legge 36/1994 (Legge Galli), richiesta in grandi quantità per l’estrazione di salgemma dal sottosuolo.
In questi mesi, anche a seguito e sotto il ricatto della messa in Cassa integrazione (a parere della scrivente , in maniera del tutto strumentale) di 23 lavoratori  da parte di Solvay, la Regione Toscana ha accelerato le procedure di autorizzazione, per superare le sentenze del TAR  sopra  richiamate,  e con atto previsto per il 9 maggio 2012 intende concludere l’iter autorizzativo, che verrebbe seguito da un Accordo di Programma.
  
MOTIVI AGGIUNTIVI DI OPPOSIZIONE RIGUARDO LA CONCORRENZA 
Pur perdurando i motivi di opposizione di questa, come di altre Associazioni, per ragioni ambientali, sanitarie e di sicurezza, che si faranno nuovamente valere di fronte al TAR toscano, con la presente si avanzano motivi aggiuntivi di opposizione al Contratto  ed alle sue successive procedure autorizzative, per ragioni di  concorrenza e di mercato. Con il Contratto infatti si concede in uso esclusivo alla soc. Solvay le ultime miniere di salgemma della Val di Cecina, che a sua volta fornirà una piccola parte di salamoia alla ATI Sale (150.000 tonn/anno), trattenendosene per sé 2.000.000 tonn/anno, per trenta anni  (sfruttamento rinnovabile solo una volta). Ciò esclude di fatto e di diritto eventuali altre aziende che volessero sfruttare le miniere di salgemma, aziende  italiane o estere, in particolare esclude la soc. ALTAIR di Saline di Volterra, che recentemente (2009) si è dotata di nuova elettrolisi a membrana – in sostituzione della vecchia elettrolisi a mercurio, inquinante – con fondi europei e ministeriali. Tale azienda, per le leggi sulla concorrenza e a garanzia del mercato ha uguale se non maggiore diritto di accedere alle miniere di salgemma trovandosi sul posto, a differenza di Solvay che invia la salamoia per tubazione a Rosignano Solvay, a 35 km di distanza.
In passato infatti ALTAIR, fondata da ENI negli anni ’60, poi passata ad altri proprietari e diversamente denominata (Samatec), ha usato per  decenni  la salamoia del posto, prima della Salina dei Monopoli di Stato, poi di una miniera separata poco distante, detta miniera Doccini-Canova (tra l’altro inquinandola con salamoia esausta al mercurio). Negli anni tra il 1968 e il 1973 Solvay  già  tentò  un’operazione “monopolistica” (o quanto meno egemonica per ottenere la esclusività della produzione di cloro e soda caustica in Italia centrale) acquistando al 48% la proprietà e gestendo con propri dirigenti sia l’impianto ex-ENI oggi ALTAIR di Saline di Volterra, sia la miniera  di salgemma annessa. Poi se ne liberò, forse presagendo i costi di bonifica della miniera Doccini-Canova, dichiarata nel 1999 come sito da bonificare con urgenza dalla Regione Toscana, e tutt’oggi non bonificata.  
Successivamente (anni ’90) ALTAIR è passata a trattare salamoia potassica in alcune celle dell’elettrolisi di Saline, mentre in altre celle proseguiva il trattamento della salamoia sodica (salgemma). Successivamente ed ancor oggi tratta solo salamoia potassica, importata via camion da fuori area.
Ma (ed è qui il punto che si vuole ben  evidenziare in questa nota) può sempre aver interesse a tornare a trattare anche o esclusivamente salamoia sodica (salgemma), ed in questo caso troverebbe la strada sbarrata dal Contratto in via di autorizzazione regionale, che dà l’esclusiva su tutte le miniere di salgemma a Solvay, nonostante questa abbia un’autonomia sulle vecchie miniere di Buriano, Casanova e Querceto per almeno altri 40 anni, stimati da Pinna ed altri (UNIPISA).
Visto tutto quanto sopra, con la presente si chiede l’annullamento del Contratto per manifesta infrazione alle leggi sulla concorrenza, sia europee che italiane.
Si segnala che nessun contraccolpo sul piano produttivo ed occupazionale potrebbe derivare, ad avviso della scrivente Associazione onlus Medicina democratica, dall’annullamento del Contratto  in quanto Solvay ha ancora un’ampia autonomia sulle vecchie concessioni minerarie, e che a media scadenza Solvay può (ad avviso della scrivente Associazione  deve) dotarsi di un dissalatore di acqua di mare, da cui ricavi acqua e sale per  e  nello stabilimento di Rosignano Solvay (LI) che è situato sul mare, a differenza – ad esempio – di  ALTAIR  che è situato a 35 km dal mare.
Si segnala infine – solo a titolo informativo – che il Contratto in oggetto, stipulato nel lontano 1995, è reso ancor più insostenibile ed inattuabile per tre nuovi motivi, nel frattempo evidenziatisi:
  • Cambiamenti climatici conclamati, con minore piovosità e minore disponibilità d’acqua nella Val di Cecina, come e più che altrove (Protocollo di Kyoto 1997, “Progetto Cecina bacino pilota” per la rinaturalizzazione del fiume Cecina, con finanziamenti europei e ministeriali 2003), proclamazione dell’emergenza idrica in Toscana il 2 Aprile 2012.
  • Tutti i comuni della Val di Cecina tra il 2003 ed oggi sono o sono stati coinvolti nel regime delle deroghe sugli inquinanti  nell’acqua potabile, per lo scadimento generalizzato della qualità dell’acqua.
  • Sono state svolte due Indagini epidemiologiche dal CNR Pisa per conto della Regione Toscana, che hanno evidenziato 1157 morti in più rispetto agli attesi (535 morti in più nell’Indagine sugli effetti della geotermia (2010), 622 morti in più per l’esposizione a cromo esavalente nell’acqua potabile (2009)) nel periodo  2000/2006.
Si resta disponibili per eventuali chiarimenti, ed in attesa di provvedimenti  tempestivi.

Rosignano 28/04/2012                                                      

                                                                                        Maurizio Marchi

                                                                          (Resp. Prov. Medicina Democratica
                                                                                   Livorno e Val di Cecina)



giovedì 9 febbraio 2012

Volantino distribuito a inizio Febbraio 2012


NO ALL'INVASO IDRO-S E A QUELLO DI PURETTA
NO AL FURTO DI ACQUA E SALGEMMA DA PARTE DELLA SOLVAY
NO AL RICATTO SUI LAVORATORI

GIOVEDI 9 FEBBRAIO dalle ore 21 ASSEMBLEA PUBBLICA a MONTESCUDAIO, saletta comunale

DOMENICA 12 FEBBRAIO dalle ore 10.30 PRESIDIO DI PROTESTA E INFORMAZIONE in P.zza della CHIESA a CECINA

100 anni di presenza in Val di Cecina della multinazionale Solvay hanno ampiamente dimostrato l'inconciliabilità, fra lo sfruttamento intensivo di acqua e salgemma, e la salvaguardia del territorio.
Sprofondamenti di terreni, formazione di laghetti salati, la insalinazione di falde, enorme consumo di acqua dolce. Ma non è finita...
L'asportazione di enormi quantità di minerale salino dal sottosuolo modifica radicalmente il sottosuolo stesso, sconvolgendo la circolazione acquifera sotterranea residua: si sospetta che molti milioni di metri cubi d'acqua si perdano nelle rocce profonde per questa causa (geologo Sebasiano Vittorini, CNR Pisa).
Tutto questo, oltretutto, senza ricadute economiche: secondo il Rapporto Cheli-Luzzati dell'Università di Pisa del 2009 sulle “Ricadute economiche, sociali, ambientali della società Solvay sul territorio”
  • Il contributo della Solvay al valore aggiunto complessivo che ricade sul territorio è l' 1-2%;
  • Il contributo della Solvay all'occupazione dei residenti sul territorio è del 2-4%;
  • Il consumo di acqua dolce di Solvay è il 48% dell'intero consumo.
Ora la multinazionale vorrebbe spostarsi dai giacimenti di Buriano-Ponteginori (ancora sfruttabili per diversi decenni) a quelli più ricchi e in superficie che circondano il paese di Saline: il Tar ha bloccato tutto per ben due volte, nel 2007 e nel 2010, con la sostanziale motivazione che non viene garantita l'acqua alla popolazione.
Nel tavolo istituzionale tenutosi venerdì 3 febbraio a Firenze, i nostri “eletti” hanno sostanzialmente sbracato di fronte ai ricatti e alle richieste della Solvay:
  • via libera alle nuove concessioni minerarie di Poppiano e Cecina, i cittadini  di Saline si vedranno sempre più sprofondare il terreno sotto i piedi.
  • via libera alla distruzione del “Masso delle Fanciulle” nell'area incontaminata del Parco di Berignone, con la costruzione dell'invaso artificiale di Puretta ad uso civile
  • via libera al progetto IDRO-S, ad uso industriale, alle porte di Cecina che prevede di invasare 3 milioni di acqua di piena inquinata, sull'unica falda di acqua buona rimasta alla popolazione.
Tutte queste sono soluzioni impraticabili. Gli invasi IDRO-S e Puretta sarebbero concentratori di inquinanti e continuerebbe il dissesto del sottosuolo in VdC con l'estrazione del salgemma.
Questo enorme impatto è tanto meno accettabile di fronte alle nuove (poi neanche tanto nuove) emergenze dei cambiamenti climatici (minore piovosità, siccità), e dello scadimento verticale della qualità dell'acqua per i cittadini che, più deboli del colosso belga in questa competizione, hanno dovuto sorbirsi acqua residuale, in deroga ai limiti di legge negli ultimi 10 anni per arsenico, boro, trialometani ed altro, con costi molto alti di depurazione scaricati sulle bollette dei cittadini.
100 anni bastano. Solvay vada a prendersi il sale da altre parti, come fanno tutti gli altri produttori (a cominciare da Altair): ad esempio in mare, con la dissalazione, ottenendo il duplice obiettivo di alleggerire enormemente il peso sulla risorsa idrica e ottenere il sale dal mare.
Il ricatto occupazionale minacciato da Solvay è assolutamente inaccettabile poiché, le concessioni attuali di Buriano-Ponteginori sono sufficienti nella fase di costruzione del dissalatore, l'unico che darebbe prospettiva seria e sicura ai lavoratori.
Alla luce dello straordinario risultato referendario, devono essere rimesse in discussione tutte le scelte fatte sull'acqua negli ultimi 20 anni a questa parte: va affermata la volontà popolare secondo la quale l'acqua e i beni comuni non devono sottostare alle logiche del profitto privato, ai soliti ricatti dei poteri economici forti ed in cambio di misere contropartite.