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venerdì 25 maggio 2012

Sabato 26 maggio 2012 - volantinaggio a Cecina (centro)

 
In sostegno al comitato Acqua Bene Comune Val di Cecina, Sabato 26 maggio 2012, dalle 16.30 alle 19.00, in centro a Cecina, organizziamo un banchetto informativo sulla campagna di OBBEDIENZA CIVILE per l'autoriduzione della bolletta dell'acqua...

Testo del volantino:

Il mio voto va rispettato!


Ad un anno dal voto del 12/13 Giugno NESSUNO sta applicando i risultati dei referendum sull'acqua calpestando così la volontà di 27 milioni di elettori che hanno detto 2 volte SI per l'acqua fuori dal mercato e i profitti fuori dall'acqua. Al 1° quesito è stato risposto poco più di un mese dopo dal Governo con la manovra economica che di fatto reintroduce ed estende le privatizzazioni escludendo solo formalmente l'acqua, al 2° quesito stanno invece rispondendo con il loro silenzio i Sindaci che compongono l'ex ATO che decide su tariffe e investimenti. Non solo i Sindaci non hanno ancora adeguato la tariffa dell'acqua rispetto all'esito del 2° quesito referendario, ma l’Ato 5 ha dato il via libera all’aumento del 5% della bolletta: questa situazione è chiaramente FUORILEGGE!
Anche il Governo Monti e i poteri forti si ostinano a non riconoscerne i risultati e preparano nuove normative per consegnare definitivamente la gestione dell’acqua agli interessi dei privati, in particolare costruendo un nuovo sistema tariffario che continua a garantire i profitti ai gestori.
Se le istituzioni non rispettano l’esito del referendum, possono farlo i cittadini aderendo alla campagna OBBEDIENZA CIVILE lanciata dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua: si tratta di applicare un’autoriduzione pari alla componente della “remunerazione del capitale investito” alle bollette dell’acqua relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011.
In Val di Cecina queste politiche antipopolari si vanno a sommare all’uso sconsiderato della risorsa idrica da parte della multinazionale Solvay che da cent’anni sfrutta fiumi, falde e salgemma. Il grosso dell’acqua è usata e inquinata dall’industria, secondariamente dall’agricoltura, e quella poca che resta per la popolazione costa molto per depurarla. Tutto ciò violando apertamente il Dlgs 152/2006 (Decreto Ambientale che ha innovato la ex legge Galli e dispone le priorità nell’uso dell'acqua: innanzitutto umano, poi agricolo ed infine industriale).
A ciò va aggiunto il fenomeno dei cambiamenti climatici, della minore piovosità e dell'avanzare della siccità, confermata anche dal Presidente Rossi che nei giorni scorsi ha dichiarato lo stato di emergenza proprio per siccità; e lo stato di fatiscenza degli acquedotti che da quando c’è ASA è persino peggiorato, perché non si è investito e non esiste un piano di rifacimento.
Ma non finisce qui: in questi giorni è stato regalato alla Solvay il via libera allo sfruttamento delle nuove concessioni minerarie di Poppiano e Cecina e come contropartita è già approvata la costruzione dell'invaso artificiale di Puretta ad uso civile nell'area incontaminata del Parco di Berignone e si sta riproponendo il progetto IDRO-S ad uso industriale alle porte di Cecina, che prevede di invasare 3 milioni di acqua di piena inquinata sull'unica falda di acqua buona rimasta alla popolazione.
Tutte queste sono soluzioni impraticabili: gli invasi IDRO-S e Puretta sarebbero concentratori di inquinanti e continuerebbe il dissesto del sottosuolo in Val di Cecina con l'estrazione del salgemma. Esiste un’altra soluzione, che la tecnologia ci propone ed è l’utilizzo dell’acqua di mare per produrre acqua dolce e salamoia sufficiente per la grande industria e acqua potabile da immettere nella rete idrica pubblica, in maniera che le falde acquifere e il fiume si possano rialimentare naturalmente.
La messa in opera di un dissalatore, potendo usufruire del vapore e dell’elettricità delle turbogas già in funzione a Rosignano da alcuni anni, è la sola soluzione certa per garantire le produzioni, l’occupazione e salvaguardare l’ambiente della Val di Cecina.

Spingiamo i nostri amministratori a lavorare per la collettività, garantire il rispetto della volontà popolare, la difesa del territorio, della risorsa idrica e del salgemma, per un lavoro utile e dignitoso per tutti!

Per l'attuazione del risultato referendario, per la riappropriazione sociale e la tutela dell'acqua e dei beni comuni, per i diritti e la democrazia, per un'alternativa alle politiche d'austerità del Governo e dell'Europa

Comitato Acqua Bene Comune Bassa Val di Cecina

giovedì 9 febbraio 2012

Volantino distribuito a inizio Febbraio 2012


NO ALL'INVASO IDRO-S E A QUELLO DI PURETTA
NO AL FURTO DI ACQUA E SALGEMMA DA PARTE DELLA SOLVAY
NO AL RICATTO SUI LAVORATORI

GIOVEDI 9 FEBBRAIO dalle ore 21 ASSEMBLEA PUBBLICA a MONTESCUDAIO, saletta comunale

DOMENICA 12 FEBBRAIO dalle ore 10.30 PRESIDIO DI PROTESTA E INFORMAZIONE in P.zza della CHIESA a CECINA

100 anni di presenza in Val di Cecina della multinazionale Solvay hanno ampiamente dimostrato l'inconciliabilità, fra lo sfruttamento intensivo di acqua e salgemma, e la salvaguardia del territorio.
Sprofondamenti di terreni, formazione di laghetti salati, la insalinazione di falde, enorme consumo di acqua dolce. Ma non è finita...
L'asportazione di enormi quantità di minerale salino dal sottosuolo modifica radicalmente il sottosuolo stesso, sconvolgendo la circolazione acquifera sotterranea residua: si sospetta che molti milioni di metri cubi d'acqua si perdano nelle rocce profonde per questa causa (geologo Sebasiano Vittorini, CNR Pisa).
Tutto questo, oltretutto, senza ricadute economiche: secondo il Rapporto Cheli-Luzzati dell'Università di Pisa del 2009 sulle “Ricadute economiche, sociali, ambientali della società Solvay sul territorio
  • Il contributo della Solvay al valore aggiunto complessivo che ricade sul territorio è l' 1-2%;
  • Il contributo della Solvay all'occupazione dei residenti sul territorio è del 2-4%;
  • Il consumo di acqua dolce di Solvay è il 48% dell'intero consumo.
Ora la multinazionale vorrebbe spostarsi dai giacimenti di Buriano-Ponteginori (ancora sfruttabili per diversi decenni) a quelli più ricchi e in superficie che circondano il paese di Saline: il Tar ha bloccato tutto per ben due volte, nel 2007 e nel 2010, con la sostanziale motivazione che non viene garantita l'acqua alla popolazione.
Nel tavolo istituzionale tenutosi venerdì 3 febbraio a Firenze, i nostri “eletti” hanno sostanzialmente sbracato di fronte ai ricatti e alle richieste della Solvay:
  • via libera alle nuove concessioni minerarie di Poppiano e Cecina, i cittadini  di Saline si vedranno sempre più sprofondare il terreno sotto i piedi.
  • via libera alla distruzione del “Masso delle Fanciulle” nell'area incontaminata del Parco di Berignone, con la costruzione dell'invaso artificiale di Puretta ad uso civile
  • via libera al progetto IDRO-S, ad uso industriale, alle porte di Cecina che prevede di invasare 3 milioni di acqua di piena inquinata, sull'unica falda di acqua buona rimasta alla popolazione.
Tutte queste sono soluzioni impraticabili. Gli invasi IDRO-S e Puretta sarebbero concentratori di inquinanti e continuerebbe il dissesto del sottosuolo in VdC con l'estrazione del salgemma.
Questo enorme impatto è tanto meno accettabile di fronte alle nuove (poi neanche tanto nuove) emergenze dei cambiamenti climatici (minore piovosità, siccità), e dello scadimento verticale della qualità dell'acqua per i cittadini che, più deboli del colosso belga in questa competizione, hanno dovuto sorbirsi acqua residuale, in deroga ai limiti di legge negli ultimi 10 anni per arsenico, boro, trialometani ed altro, con costi molto alti di depurazione scaricati sulle bollette dei cittadini.
100 anni bastano. Solvay vada a prendersi il sale da altre parti, come fanno tutti gli altri produttori (a cominciare da Altair): ad esempio in mare, con la dissalazione, ottenendo il duplice obiettivo di alleggerire enormemente il peso sulla risorsa idrica e ottenere il sale dal mare.
Il ricatto occupazionale minacciato da Solvay è assolutamente inaccettabile poiché, le concessioni attuali di Buriano-Ponteginori sono sufficienti nella fase di costruzione del dissalatore, l'unico che darebbe prospettiva seria e sicura ai lavoratori.
Alla luce dello straordinario risultato referendario, devono essere rimesse in discussione tutte le scelte fatte sull'acqua negli ultimi 20 anni a questa parte: va affermata la volontà popolare secondo la quale l'acqua e i beni comuni non devono sottostare alle logiche del profitto privato, ai soliti ricatti dei poteri economici forti ed in cambio di misere contropartite.