Visualizzazione post con etichetta inquinamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta inquinamento. Mostra tutti i post

mercoledì 23 ottobre 2013

Alluvione, allagato il cantiere Canova, mercurio deborda nel Cecina, nell’incuria generale

A cura di Maurizio Marchi
MEDICINA DEMOCRATICA
Sezione di Livorno e della Val di Cecina

Abbiamo osservato, durante l’alluvione che ha colpito la Val di Cecina lunedi 21 ottobre, che il vecchio cantiere Canova è stato completamente allagato dalle acque, e le melme al mercurio lì accumulate fin da prima degli anni ’90, hanno invaso tutti i campi circostanti, e ovviamente il fiume Cecina che è lì accanto. Un disastro nuovo nel disastro antico, lasciato lì a marcire per almeno 14 anni dalle istituzioni e dagli inquinatori.

Il cantiere di estrazione del salgemma di Canova, di fronte alla miniera Solvay di Buriano, fu dichiarato dalla Regione come “sito da bonificare a breve”, cioè con urgenza, nel 1999: si stima che nei due camini di collasso, poi trasformatisi in laghetti salati, vi siano almeno 50 tonnellate di mercurio, riversate sconsideratamente dai vari gestori del cantiere – tra cui Enichem e Solvay – tra il ’60 e il 1994. 
 
Nel 2005, nell’ambito del Progetto “Cecina bacino pilota” finanziato con milioni di euro dall’UE, ARPAT scriveva: "Proposte di interventi da realizzare: recinzioni dell’area, regimazione delle acque superficiali nell’area contaminata da mercurio, asportazione di terreno superficiale, isolamento idraulico nei pozzi minerari. Messa in sicurezza d’emergenza del cantiere Canova, costi totali Euro 450.000".

Si doveva, in altre parole, quantomeno isolare l’area con argini, per evitare proprio quello che è avvenuto giorni fa.

Niente è stato fatto fino ad oggi, tra tentativi (apprezzabili) del piccolo Comune di Pomarance di individuare i responsabili dell’inquinamento e della bonifica, ricorsi al TAR della Società Chimica Larderello (proprietaria dell’area), il generale defilarsi di tutti i più potenti inquinatori del sito, l’inerzia irresponsabile delle Province e della Regione, che potevano sostituirsi nella bonifica, salvo ovviamente rivalersi sugli inquinatori.

Dopo questa alluvione, il fiume Cecina è sicuramente più inquinato da mercurio, di quanto già non lo fosse, tanto che a seguito del “Progetto mercurio 2000” fu vietato il consumo di pesce del fiume fino alla foce.
Medicina democratica sta tentando, con ripetuti esposti alla Magistratura fin dal 2001, di portare alla sbarra gli inquinatori, circondati da un irresponsabile ed incomprensibile omertà da parte delle istituzioni. Segnalerà anche questo nuovo gravissimo fatto, che aggraverà lo stato di salute di tutti i cittadini della valle.

23.10.13

www.medicinademocraticalivorno.it






mercoledì 11 settembre 2013

Le “larghe intese” di Solvay

E così Solvay ha parlato. Venerdì 30 Agosto, alla Festa del PD a Rosignano Marittimo, l’Ing. Papavero, nuovo direttore dello stabilimento Solvay di Rosignano ha indicato le linee di programma per Solvay per i prossimi anni. Tutto ruota attorno alla diminuzione della capacità produttiva della sodiera da 900.000 a 650.000 ton/anno. Un processo di ristrutturazione impegnativo per far fronte soprattutto alla diminuzione dei consumi interni dovuta alla contrazione delle richieste nel settore del vetro (edilizia, automobili) e della fabbricazione di detersivi che costituiscono i principali sbocchi della produzione di Rosignano. I maggiori risparmi ed i recuperi di competitività avverranno soprattutto grazie alla diminuzione dei costi della manodopera con una grossa operazione di riorganizzazione interna ed una diminuzione del personale impiegato. In questa operazione Solvay, come ha fatto fino ad ora, si impegna ad evitare, se possibile, il ricorso alla cassa integrazione e a gestire la diminuzione del personale nel modo meno traumatico possibile. Ma non ci sono alternative né spazi di contrattazione con nessuno. Solvay non vuole interferenze: “fa e gestisce il proprio destino in prima persona”.

Gli interlocutori sono avvertiti. Il “gioco di squadra” invocato dal Sindaco Franchi , le prospettive di un “Parco tecnologico Solvay” ed il varo di un “Progetto Integrato di Sviluppo per la Chimica” presentati dall’assessore Simoncini dovranno allinearsi alle strategie di Solvay ed alle modalità con le quali intende affrontare le quattro criticità rappresentate dai problemi negli approvvigionamenti di acqua e sale, dal problema degli scarichi a mare e dai costi energetici richiesti da uno stabilimento definito “energivoro”. Solvay vuole “capire se il territorio ancora crede alle capacità di Solvay” e se è disponibile a “voler fare” le cose che Solvay dice che bisogna fare.

Di fronte a queste posizioni gli interlocutori non hanno sostanzialmente presentato ipotesi realmente alternative. Comune e Regione si sono trincerati dietro le imposizioni del “patto di stabilità” anche se Simoncini ha ribadito il suo impegno ad utilizzare al meglio i fondi del Piano Strutturale Europeo, ma non sono entrati nel merito delle questioni sollevate dall’ing Papavero. Anche il sindacato non è andato aldilà di affermazioni di disponibilità a collaborare con l’azienda limitandosi a chiedere informazioni più dettagliate sui piani ed i progetti di Solvay.

Tutto questo per mettere Solvay in condizione di affrontare i prossimi tre – cinque anni , ma con prospettive comunque incerte sul futuro. Solvay non crede alla ripresa. Oggi la sopravvivenza dello stabilimento di Rosignano è stata pagata dalla chiusura dello stabilimento in Portogallo, ma a chi toccherà la prossima volta? E a che prezzo si ottiene questa “tregua”, questa specie di “larghe intese” a livello locale?

E di cose da discutere ce ne sarebbero state.

A partire dalla questione del rigassificatore e del “Progetto Rosignano” che comunque non è stata risolta ed è ancora lì che pesa sul territorio. Su questo occorre chiedere di arrivare ad un atto finale e definitivo. La rinuncia ufficiale da parte dei proponenti (Edison – Solvay) o la dichiarazione di decadenza dell’autorizzazione VIA da parte del Ministero. (Qualcosa di simile è stato fatto per uno dei progetti di Trieste). Invece nei documenti e nei Piani Energetici di Regione e Provincia continuano le posizioni equivoche, che dicono e non dicono e lasciano aperte tutte le strade. Questo non va bene, caro Simoncini.

Anche perché quella del rigassificatore era (è?) una risposta sbagliata ad un’esigenza che però è reale. Cioè la necessità di innestare nel corpo vecchio dello stabilimento di Rosignano tecnologie e processi nuovi, capaci di ridare linfa e vitalità all’insediamento industriale. Anche con l’apertura a nuovi protagonisti. Cioè a far decollare quella logica di “Parco Industriale” di cui ha tentato timidamente di parlare anche il Sindaco Franchi.

Ci sono necessità sul territorio, pensiamo alla vicenda di ECOMAR, e opportunità industriali quali quelle legate alla “chimica verde” che varrebbe la pena approfondire seriamente. Anche per l’opportunità di aprire a protagonisti Italiani in settori dove esistono posizioni di leadership. Non tutti pensano, come Unilever, che non sia possibile “fare impresa in Italia”.

L’apertura all’innovazione vale anche per il processo della Soda. A partire dalla questione del dissalatore. La discussione sul dissalatore è stata liquidata con uno studio dell’Università di Pisa in cui si è concluso che la produzione di acqua mediante processo di dissalazione dal mare non era economica rispetto a continuare ad usare l’acqua del Cecina e delle falde della zona. Con un particolare. Che l’impianto era destinato a lavorare solo quattro mesi su dodici e che la salamoia ottenuta sarebbe stata ributtata a mare. Come fare il brodo e buttare via il bollito! Se si pensa che l’acqua del Cecina è utilizzata essenzialmente per produrre la salamoia si può ben capire che forse ci sono delle questioni che andrebbero studiate più a fondo. Ora, nessuno ha la pretesa di voler insegnare a Solvay come si fa la Soda, ma il dovere delle istituzioni che rappresentano i cittadini è quello di mettersi in grado di verificare puntualmente le affermazioni di un soggetto privato specie dove ci sono così grossi impatti sul territorio.

E, a proposito di verifiche, visto che la soda si può fare anche per carbonatazione della soda caustica ottenuta con il processo a membrana, forse non sarebbe fuori luogo un lavoro di indagine più approfondito e l’elaborazione di un eventuale processo alternativo all’attuale.

Lavoriamo Simoncini, diamoci da fare. Altro che “Larghe intese” !
 
Rosignano 2/9/2013


Monica Ciucchi
Augusto Menconi

Comitato per il No al Rigassificatore a Rosignano

venerdì 14 giugno 2013

MEDICINA DEMOCRATICA: Scarichi Solvay, il regime copre la multinazionale, ma anche se stesso.

Un profondo senso di disgusto prende qualunque persona onesta che legga le dichiarazioni degli amministratori toscani. Cercando di superare questo disgusto, entriamo brevemente nel merito, nella speranza di fare chiarezza, non tanto tra gli amministratori (non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire), quanto tra la gente onesta ed inquinata.
Dunque, la Solvay di Rosignano scarica in mare i propri rifiuti speciali gratuitamente da sempre. Ad un prezzo prudente di 300 euro a tonnellata (tanto costerebbe un corretto smaltimento in discarica autorizzata) Solvay ha risparmiato negli ultimi 40 anni (dalla legge Merli) almeno 1.400 milioni di euro. Solo questo lascia intendere il motivo del consenso che si è creata tra gli amministratori.
Ma andiamo con ordine: Solvay scarica in mare, in deroga ai limiti della legge Merli (1976), della Delibera dei Ministri 4.2.77, del Decreto legislativo 152/99 gli scarichi bianchi, o solidi sospesi, che trasportano - secondo l’ultima dichiarazione Solvay al Ministero dell’ambiente - 1.449 kg di arsenico e composti, 91 Kg di cadmio e composti, 1.540 kg di cromo e composti, 1.868 kg di rame e composti, 71 kg di mercurio e composti, 1.766 kg di nichel e composti, 3.218 kg di piombo e composti, 15.049 kg di zinco e composti, 145 kg di diclorometano, 3 kg di tetraclorometano, 73 kg di triclorometano, 350 kg di fenoli, 327 kg di fosforo, 5,5 tonnellate di azoto, e addirittura 717.000 tonnellate di cloruri.
Negli anni ’70 il comune di Rosignano “le venne incontro”, scaricando nel fosso bianco le proprie fogne, raffreddandolo e diluendolo. Non bastava. Dagli anni ’90 ASA scarica i reflui del depuratore nel solito fosso bianco, poi anche quelli del depuratore Aretusa, che Solvay periodicamente non preleva e non riutilizza come concordato, ad ulteriore danno della popolazione e della parte pubblica, che lo hanno pagato.
Ma non basta ancora, com’era prevedibile. Ma dove non si arriva rispettando la legge, si arriva con i cosidetti “accordi di programma”. Nel 2003 con la regìa del ministro Altero Matteoli – ex verniciatore Solvay/Consonni -  si stipulava un accordo di programma che prevedeva, tra l’altro, di ridurre gli scarichi bianchi da 200mila tonnellate/anno a 60 mila entro il 2007. Tutte le tappe intermedie di riduzione (2004-2006) furono fallite, ma  la Regione erogava ugualmente 30 milioni di euro pubblici a Solvay “a stato di avanzamento lavori”. Insomma, la Regione sapeva dell’inadempienza, ma pagava lo stesso. Qualunque persona onesta penserebbe ad una truffa combinata ai danni dello Stato.
Oggi gli scarichi bianchi sono ancora almeno 120 mila tonnellate l’anno, il doppio di quanto concordato nel famoso accordo del 2003, e quel che è più grave trasportano il doppio di arsenico, il doppio di mercurio, il doppio di cadmio, di cromo, di piombo, di nichel, di zinco ecc di quanti ne avrebbero “dovuto” trasportare in mare. 
Di quali limiti rispettati parlano  i nostri amministratori ? come sarà possibile raggiungere la qualità “buono” del nostro mare nel 2015, con questi incredibili ritardi ? di quale non pericolosità parla il sindaco di Rosignano ? Che dovrebbe sapere che i metalli pesanti si accumulano nell’ambiente, e che se una  spruzzata occasionale di arsenico può essere poco nociva, tutt’altra cosa è l’accumulo ormai secolare di metalli pesanti, che oltretutto  colpiscono in sinergia tossica, moltiplicando i danni alla salute. 
Occorre chiudere subito  gli scandalosi scarichi Solvay,  prima che diventino per la Toscana l’equivalente degli alberi da tagliare a Istambul.                                          

14/6/2013

Maurizio Marchi
Medicina Democratica - Sezione di Livorno e della Val di Cecina
www.medicinademocraticalivorno.it

giovedì 6 giugno 2013

STOP AGLI SCARICHI SOLVAY IN MARE



 

Stop agli scarichi Solvay in mare


Arsenico, mercurio, cromo, cadmio, nichel, piombo, cloro derivati, fenoli. Solvay scarica da un secolo i propri rifiuti in mare gratuitamente, inquinandolo e stravolgendolo. L’ONU (Rapporto n. 124

Unep) considera Rosignano uno dei 15 luoghi costieri più inquinati d’Italia.

A  cinque anni dall’ennesimo esposto di Medicina Democratica, la Magistratura finalmente  mette sotto accusa  Solvay: ce ne rallegriamo e speriamo che stavolta si vada fino in fondo: una radicale ambientalizzazione del vecchio stabilimento è la principale garanzia per i lavoratori ancora lì occupati.

Dalle notizie di stampa di questi giorni abbiamo conferma di un altro fatto inquietante: ASA (l’azienda dell’acqua e delle fognature, controllata dai Sindaci), con un grosso tubo da 70 centimetri convoglia gli scarichi fognari nel fosso Solvay, diluendo gli inquinanti chimici. Insomma lo scandaloso scarico industriale finora è convenuto a tutti, a danno dei cittadini e del mare. 

Stavolta sarà la volta buona  per voltare pagina, all’alba del secondo secolo?

ASSEMBLEA – MANIFESTAZIONE
SABATO 8 GIUGNO 2013
dalle ore 16.30 - Lungomare Colombo
Rosignano Solvay

Tutti i cittadini sono invitati, per saperne di più e per organizzarsi

Movimento 5 Stelle
Medicina Democratica
Comitato Beni Comuni Val di Cecina

martedì 4 giugno 2013

Un po' di storia: 2008 - Esposto alla Procura della Repubblica di Livorno...

Sezione di Livorno e della Val di Cecina

Alla Procura della Repubblica di Livorno
(alla cortese attenzione del sostituto procuratore RIZZO)

Oggetto : Scarichi Solvay, nocività e sospetto di truffa.

Si fa seguito alla nota del 20.6.06 inviata per conoscenza a codesta spett. Procura, e per competenza al Sindaco di Rosignano Marittimo, avente ad oggetto “Diffida a permettere balneazione e sosta alle spiagge bianche”, che si allega in copia. (allegato 1)

Nel frattempo questa Associazione interessava della questione anche altre Autorità, con la nota del 1.3.2007, che si allega in copia, rimasta senza alcuna risposta (allegato 2).

Le questioni che si pongono con il presente esposto sono le seguenti.

La soc. Solvay di Rosignano, non rispettando gli impegni formalmente sottoscritti con l’Accordo di programma del 31.7.03 ( a cui sono collegati un pre-accordo del luglio 2002 e un accordo “per la definizione dei tempi e delle modalità per l’erogazione del finanziamento” del 23.6.04)
1 – ha arrecato danno alla salute pubblica e all’ecosistema marino, continuando nello scarico di solidi sospesi e di mercurio, oltre i limiti dell’accordo per i solidi,
2 – ha ricevuto illecitamente finanziamenti pubblici legati al programma di riduzione degli scarichi, non rispettato, di cui all’Accordo citato,
3 – ha costruito un nuovo impianto (elettrolisi a membrana) detto “Progetto Leonardo” senza un’adeguata preventiva bonifica del sito inquinato, come previsto dalla legge,
4 - dato che il rispetto dell’Accordo citato era la condizione indispensabile per ottenere l’autorizzazione in deroga agli scarichi a mare, effettivamente concessa dalla Provincia di Livorno il 21.1.2000 e reiterata nel 2004, il non rispetto dell’Accordo rende automaticamente illegale lo scarico di solidi sospesi in mare oltre i limiti di legge, dal 2000 alla data odierna.

L’Accordo di programma del 31.7.03 prevedeva in sintesi:
a) solidi scaricati in mare in 200.000 tonnellate/anno: riduzione del 30% entro il 31.12.2003, riduzione complessiva del 60% entro il 31.12.2006, riduzione complessiva del 70% entro il 31.12.2007.
b) fermata dell’elettrolisi a mercurio entro il 31.12.2007 e costruzione della nuova elettrolisi a membrana entro il 31.12.2006 previa bonifica del sito inquinato.
c) Risparmi d’acqua dolce e di materiali di cava.
d) Finanziamenti pubblici a fondo perduto per circa 20 milioni di euro.

Scarico di solidi in mare

Questa Associazione ha chiesto ed ottenuto , ai sensi della legge 241/90 le relazioni semestrali redatte da ARPAT Livorno, previste nell’Autorizzazione prov.le del 21.1.2000, dal 2001 al 2007 compreso.
Dalla relazione relativa al 2° semestre 2007 risulta che – al 31.12.2007, termine ultimo di verifica dei risultati – gli scarichi Solvay in mare ammontavano ancora a 148.359 tonnellate annue, mentre avrebbero dovuto - ai sensi dell’Accordo citato – ammontare ad un massimo di 60.000 t/a (riduzione del 70 % su 200.000 t/a).
Tale fallimento del risultato concordato nell’Accordo avrebbe dovuto essere ampiamente previsto dalle Autorità preposte al controllo, riunite in una “Commissione di Verifica dell’Accordo”, dato che i risultati intermedi erano stati falliti.
Infatti dalle relazioni semestrali ARPAT risulta – nonostante che la portata del fosso di scarico fosse misurata solo da Solvay almeno a tutto il 2006, e fornita alle autorità di controllo – quanto segue : nelle relazioni semestrali fornite nell’ottobre 2001, luglio 2002 e febbraio 2003 risulta addirittura un consistente AUMENTO degli scarichi solidi (rispettivamente 218.000 t/a, 266.000 t/a, 254.000 t/a), mentre nella relazione di gennaio 2004 lo scarico scende “miracolosamente” a 160.000 t/a che – con una riduzione del 20 % complessivo – fallisce comunque l’obbiettivo di riduzione del 30 % al 31.12.2003.
Nella relazione al gennaio 2007 risulta ancora uno scarico di 160.000 t/a di solidi, a fronte di un obbiettivo di 80.000 t/a massime (meno 60 % complessivo).

L’osservazione di tali mancate riduzioni di scarico avrebbe dovuto indurre le autorità (in particolare la Regione Toscana, tenuta ad erogare i fondi a stati di avanzamento) ad interrompere la corresponsione dei finanziamenti a fondo perduto, che invece non risultano mai interrotte.

Costruzione nuova elettrolisi e fermata della vecchia

La costruzione della nuova elettrolisi a membrana ha aggirato ed evitato la proceduta di Valutazione d’impatto ambientale (VIA), a differenza di identico intervento nel polo di Porto Marghera, doverosa in quanto si tratta di impianto ad alto rischio d’incidente rilevante (produzione di grandi quantità di cloro). Ha altresì evitato, riducendola a dimensioni ridottissime, la bonifica preventiva dell’ampio sito inquinato da mercurio e clorometani, come risulta dai Verbali delle Conferenze dei servizi tenute fra le autorità locali e Solvay fra il 3 ottobre 2005 e il 20 gennaio 2006, conclusesi con la Delibera n. 11 del 26.1.2006 della Giunta Comunale di Rosignano Marittimo.

Inoltre, la vecchia elettrolisi a mercurio ha continuato a marciare fino al 31.12.2007, rendendo impossibile – anche volendo – la bonifica delle emissioni “correnti” di mercurio, mentre il nuovo impianto era in costruzione. L’accavallarsi dei due impianti (costruzione del nuovo, mentre il vecchio continua a marciare) era d’altronde un punto di grave contraddizione dell’Accordo di programma del 2003, che garantiva la continuità della produzione di Solvay, ma non garantiva
– appunto – una bonifica adeguata del sito inquinato.

Infine non si hanno notizie, né tantomeno garanzie sullo smantellamento e lo smaltimento del vecchio impianto e delle 150 tonnellate di mercurio in esso presenti.

Resta intoccato l’enorme inquinamento da mercurio dell’area di stabilimento Solvay, dell’area circostante esterna e del mare antistante, che vari studi scientifici valutano ammontante ad almeno 500 tonnellate in mare, ed altrettante disperse in atmosfera.

Grave danno alla salute pubblica

Per questo inquinamento, il caso di Rosignano è citato nei testi scientifici accanto a quello di Minamata in Giappone (ad esempio in “Medicina del lavoro” di Luigi Sartorelli, ediz. Piccin 1981), e il Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP-MAP) nel 2002 catalogava Rosignano come uno dei 15 luoghi costieri più inquinati d’Italia (Rapporto n.124).
Questa Associazione sta lavorando da anni alla ricerca di dati che dimostrino il rapporto di causa-effetto di varie patologie con l’esposizione di massa all’inquinamento da mercurio.
Ha composto un dossier (“Mercurio a Rosignano, una tragedia infinita”) che raccoglie tutti gli studi svolti nella zona sull’argomento, negli ultimi trenta anni.

Gli organi bersaglio del mercurio sono il rene, il sistema nervoso centrale e il feto nella donna incinta.
L’unica pubblicazione ufficiale della Regione Toscana, diffusa anualmente, “Morti per causa”, affronta ed esamina solo le cause di morte, quindi è solo parzialmente utilizzabile nel caso specifico, in quanto di malattie renali o di quelle al sistema nervoso si soffre ma raramente o come concausa si muore.
Nella pubblicazione “Morti per causa” tuttavia questa associazione ha messo a fuoco un possibile nesso di causa-effetto dell’esposizione di massa al mercurio nell’eccesso di mortalità infantile, nelle morti per malformazioni congenite, nell’eccesso di suicidi ricollegabili a malattie nervose.

Per altri canali si sa di un eccesso di patologie nervose che coinvolgono addirittura 700 bambini.
Urge pertanto una INDAGINE EPIDEMIOLOGICA mirata, che punti a mettere a fuoco non tanto e non solo le morti, ma soprattutto le malattie con cui si convive soffrendo, con un sovraccarico umano ed economico per le famiglie e la società.

Smaltimento gratuito di rifiuti tossici in mare

Lo smaltimento gratuito di rifiuti industriali, con alto grado di tossicità per l’ambiente e la popolazione della zona va avanti dal 1917 (messa in marcia della sodiera), si è aggravato nel 1939 con la messa in marcia dell’elettrolisi a mercurio, nel 1953 con la messa in marcia di un impianto per la produzione di CVM (Cloruro di vinile monomero) poi chiuso nel 1978 a seguito di una “Indagine sulla popolazione di Rosignano esposta ad inquinamento ambientale da CVM” della Regione Toscana (i lavoratori esposti devono essere monitorati per legge fino a 40 anni dopo la fine dell’esposizione, cioè fino al 2018, mentre per la popolazione esposta non ci sono norme di tutela), e negli anni ’60 con la messa in marcia degli impianti clorometani (prodotti cancerogeni, come il cloroformio e il tetracloruro di carbonio), polietilene ed acqua ossigenata.

Fino alla fine degli anni ’80 (il sottoscritto ne è testimone oculare) esistevano nell’area della foce del fosso di scarico alcune vasche di decantazione, poste in successione, che permettevano la decantazione e il recupero – ai fini di smaltimento in discariche autorizzate – di gran parte dei solidi contenenti tracce di inquinanti quali mercurio, ammoniaca, cloro, clorometani, esano, solventi, ecc.
Tali vasche furono inspiegabilmente soppresse, e da allora lo scarico avviene direttamente in mare. E’ probabile che la soppressione sia avvenuta – con la partecipazione attiva delle istituzioni preposte – con la motivazione che in quegli anni si introdussero strumenti di misurazione degli inquinanti tossici “a piè d’impianto”, cioè all’uscita di ogni singolo impianto parziale (ad es. elettrolisi a mercurio, clorometani, ecc).
Tale motivazione evidentemente non regge, in quanto se anche tali misurazioni avessero rilevato emissioni parziali entro i limiti di legge dei singoli inquinanti tossici, tali emissioni parziali convergevano e convergono tuttora nell’unico canale di uscita, creando una miscela di inquinanti la cui tossicità sinergica è invalutabile.

La soppressione delle vasche è spiegabile più realisticamente con la volontà venale di ridurre drasticamente le spese di smaltimento in discarica dei materiali ivi dragati.

Si segnala che sul sito SIRA-EPER (Registro delle emissioni inquinanti, curato dall’Agenzia europea per l’ambiente, EEA) sono presenti alcune pagine che enumerano le sostanze tossiche emesse dallo stabilimento di Rosignano, distinte per società emittente. La quantità di tali sostanze sembra autodichiarata o stimata, e rappresenta pertanto la base minima per ogni lettura critica o indagine.

Nessuno può dire che non sapeva

Si segnala , come accennato in premessa, che questa associazione già oltre un anno fa, con la nota dell’1.3.07 allegata, chiedeva il blocco dei finanziamenti pubblici a Solvay, evidenziando il pluriennale non rispetto degli accordi firmati, senza ottenere risposta da nessuna autorità in indirizzo.
Riguardo specificamente al mercurio, questa associazione scriveva fra l’altro una nota (allegato 3) all’Assessore regionale all’ambiente Marino ARTUSA (la regione erogava materialmente i fondi a stati di avanzamento) segnalando fra l’altro la inadeguata bonifica del sito inquinato da mercurio, sul quale si stava costruendo la nuova elettrolisi a membrana, come risulta dai Verbali delle Conferenze dei servizi svolte fra l’ottobre 2005 e il gennaio 2006 (diponibili), conclusesi con la Delibera n. 11 del 26.1.2006 della Giunta Comunale di Rosignano M., autorizzativa.

Si segnala infine che fin quasi alla fine del 2006 la portata del fosso di scarico era misurata solo da Solvay, mentre l’ARPAT si limitata a misurare la concentrazione per litro degli inquinanti.
A richiesta di questa associazione, il signor Fernando MARZELLA del Servizio idrologico della Regione Toscana, con nota e-mail del 19.5.08 comunicava che “Nel corso del mese di ottobre 2006 il SIR- Centro funzionale ha istallato un misuratore di portata ad ultrasuoni in corrispondenza del canale di scarico a mare”. (allegato 4)

Visto tutto quanto sopra, si ipotizza:
- grave danno alla salute pubblica perpetrato da Solvay e sottovalutato o coperto dalle
istituzioni,
- truffa ai danni dello stato ed appropriazione indebita di fondi pubblici da parte di Solvay,
- indebita erogazione di fondi pubblici da parte delle istituzioni firmatarie dell’Accordo del
31.7.03,
mancato, o inefficacie, o collusivo controllo da parte delle istituzioni preposte sia del rispetto dell’accordo citato, sia delle attività di Solvay in generale.
Salvo se altro.

Si resta a disposizione per eventuali chiarimenti e si porgono distinti saluti.

28.5.08

Maurizio Marchi (Responsabile prov.le)


Il Re è nudo... Tratto dal Fatto Quotidiano del 4 giugno 2013

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/04/solvay-sotto-inchiesta-per-scarichi-abusivi-paura-di-ilva-toscana/

Solvay sotto inchiesta per scarichi abusivi: la paura di una Ilva toscana

Indagati la direttrice e 4 ingegneri. Per i pm c'erano punti di rilascio sconosciuti all'Arpat e i fanghi erano annacquati per diluire la concentrazione. La società chiede di patteggiare, ma la Procura pone le condizioni: risanamento e fine delle violazioni. Se nel 2015 non sarà tutto ok, potrebbero scattare i sequestri

di Diego Pretini

Rosignano Solvay

C’è una frase che viene sussurrata con un po’ di paura: “Come l’Ilva“. Ma se la situazione del disastro di Taranto è arrivata forse a un drammatico punto di svolta (bisogna agire il prima possibile) la Solvay a Rosignano, finita sotto inchiesta per gli scarichi abusivi nel mare toscano, sembra chiamata ad agire subito. In caso contrario entro due anni si arriverebbe ai sequestri. L’indagine della Procura di Livorno si è conclusa da poche settimane, come ha scritto Il Tirreno. Nel registro degli indagati sono finiti 5 nomi: quello di Michèle Huart, direttrice dello stabilimento, e di altri quattro ingegneri della società. Due i puntelli dell’inchiesta: 4 scarichi rimasti sconosciuti all’Arpat e una procedura per annacquare i fanghi (e aggirare i risultati delle analisi).
Ma in questo caso si va un passo oltre. C’è infatti l’ammissione da parte della stessa azienda che non tutto è stato effettuato seguendo le regole: la Solvay ha chiesto il patteggiamento che i magistrati hanno però posto a condizione di effettuare un piano di risanamento e di messa in regola che potrebbe costare fino a 10 milioni di euro. Ma è fissato già anche un limite di tempo: nel 2015 sarà effettuato un altro “tagliando” da parte degli esperti e se le cose non dovessero finalmente andare nel verso giusto si potrebbe arrivare ai sigilli del tribunale. 
E dunque, una volta di più, altro che sabbia e colori caraibici: le Spiagge Bianche, raggiunte ogni giorno d’estate da centinaia di persone nonostante il divieto di balneazione per mezzo chilometro, sono bianche non certo in natura. E d’altra parte non è una novità. Basta fare un giro su internet per essere consapevoli dei rischi di sdraiarsi in quell’area e tuffarsi in quel tratto di mare. Ma oggi di nuovo c’è un punto fermo, consegnato da 4 anni di indagini – coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Rizzo e condotte dal Reparto aeronavale della Guardia di Finanza e dall’Arpat – e da due consulenze: la prima di un pool di ingegneri chimici di Milano, la seconda di Albino Trussi, esperto (tra le altre cose) di trattamento delle acque di scarico. 
Le perizie avrebbero assunto ulteriore valore grazie ai rilievi di fiamme gialle e Arpat. I tecnici dell’Agenzia ambientale continuavano a esaminare il punto di scarico “ufficiale”, quella del Fosso Bianco, e un altro utilizzato una tantum. In realtà ci sarebbero stati altri 4 scarichi fino a quel momento sconosciuti. Di più: finora, come ricorda Il Tirreno, la “consolazione” nella vulgata era che dopotutto si trattava dell’innocuo carbonato di calcio. Ora si scopre che non è così. Solo ora infatti, dopo il lavoro della magistratura, ha smesso di diluire gli scarichi. Ora ha realizzato una saracinesca per evitare che sostanze come l’ammoniaca finiscano in mare e per portarle in vasche di contenimento. Ora opera sull’impianto della sodiera per definire portate e composizione dei fanghi. Il consulente della Procura verificherà che tutto questo porti a una regolarizzazione della situazione. Altrimenti, appunto, la Procura è pronta a tornare alla carica. 
Ma se la situazione di Rosignano non sembra così grave come quella di Taranto resta sullo sfondo la solita questione dell’identificazione dello stabilimento che dà lavoro a centinaia di persone con il territorio che lo ospita. Un doppio filo sottolineato in questo dal fatto che il nome dell’azienda è diventato quello della parte più popolosa e nota della cittadina (il municipio in realtà si chiama Rosignano Marittimo e Solvay è una frazione).
Il gruppo Solvay è uno dei primi dieci gruppi chimici del mondo, con oltre 30mila dipendenti in 42 paesi. In Italia ci sono 11 sedi per oltre 2mila dipendenti: quello di Rosignano è lo stabilimento più grande con 803 dipendenti. Gli impianti (circa 2mila ettari) sono stati costruiti nel 1941: la multinazionale belga estrae salgemma dai giacimenti di Volterra e del resto della Val di Cecina. Qui si produce carbonato di sodio, bicarbonato di sodio anche per uso farmaceutico, cloruro di calcio, cloro, acido cloridrico, materie plastiche, acqua ossigenata. La sodiera di Rosignano fornisce la quasi totalità del fabbisogno di carbonato di sodio dell’industria italiana. 
Tuttavia cittadini e associazioni della zona (in prima fila Medicina Democratica che ha anche presentato più di un esposto) non si sono mai rassegnate e hanno chiesto con costanza un rigoroso rispetto delle regole per rispettare ambiente e regole sanitarie. Ha fatto quasi storia un referendum del 1988 che bocciò il progetto di un nuovo impianto, nonostante il parere favorevole di molti partiti, sindacati, istituzioni.
Ma i problemi restano, anche perché sono il prodotto del passato. Prendiamo il mercurio. Scrive Gianni Lannes (in prima linea anche e soprattutto contro ecomafie e inquinamenti) che l’Agenzia ambientale Onu ha classificato questo tratto costiero come uno dei 15 più inquinanti d’Italia: ”Secondo le stime per difetto del Cnr di Pisa – aggiunge – nella sabbia bianca la Solvay ha scaricato 337 tonnellate di mercurio ed altri veleni: arsenico, cadmio, nickel, piombo, zinco, dicloroetano. L’elenco completo è stato pubblicato sul sito dell’Agenzia europea dell’Ambiente. Più precisamente a Rosignano, secondo Legambiente, sono state  500 tonnellate di mercurio, presenti fino a 14 chilometri dalla battigia”. Un’interrogazione del 2010 di 6 deputati del Pd, ricorda lo stesso Lannes, spiegava che nel mare “sono presenti almeno 400 tonnellate di mercurio, come verbalizzato dalla conferenza di servizi nel luglio 2009, dato confermato anche dall’Arpa Toscana. Anche il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare è stato coinvolto grazie all’Osservatorio istituito per verificare se Solvay rispettasse l’accordo di programma del 2003, che prevedeva alcune misure di ambientalizzazione: l’arresto dell’elettrolisi del mercurio, micidiale in quanto produce cloro e soda caustica; la riduzione degli scarichi solidi bianchi fino a 60mila tonnellate l’anno”. Solvay ha peraltro ricevuto 30 milioni di euro pubblici per effettuare le bonifiche che i parlamentari democratici definirono “inesistenti”.
Ora, in ogni caso, la stretta della magistratura. Le condizioni fissate dalla Procura (la bonifica del sito e cessazione della diluizione degli scarichi) finiranno al vaglio del consulente della Procura non solo per dare il via libera al patteggiamento, ma anche per non arrivare ai sequestri.

Importante iniziativa sull'acqua con Movimento 5 Stelle, Comitato BCVdC ed il Gruppo Italiano Amici della Natura


mercoledì 20 marzo 2013

Troppi suicidi, andiamo alle cause

Crisi economica, crisi di valori, esposizione massiccia a inquinanti del sistema nervoso: questi sono, in estrema sintesi le cause dell’aumento dei suicidi nella nostra zona , a nostro avviso.
Vediamole brevemente una per volta. La crisi economica attanaglia sempre più brutalmente persone, lavoratori, disoccupati, giovani e famiglie. Non c’è lavoro, non ci sono speranze per il futuro, pensiamo in particolare agli esodati e ai giovani disoccupati.
La crisi di valori: difficile trovare punti di riferimento e di aiuto nella società: i comuni sempre più distanti, senza soldi per le ruberie locali e i tagli dei governi centrali; i partiti ormai ridotti a cosche di interessi particolari, i sindacati in passerella con Montezemolo o Monti, le chiese chiuse in se stesse e preda delle loro contraddizioni, specialmente la chiesa cattolica.
Veniamo all’esposizione massiccia a inquinanti del sistema nervoso, quella di cui nessuno parla seppur in Val di Cecina vi siamo particolarmente immersi, e che crea miscele esplosive con le altre due crisi sulle persone più deboli ed esposte.
Il recente prestigioso studio nazionale SENTIERI, curato dall’Istituto Superiore di Sanità, afferma che “incrementi di malattie neurologiche per i quali è stato sospettato un ruolo eziologico (di causa) di piombo, mercurio e solventi organo alogenati sono stati osservati” in varie parti d’Italia, particolarmente inquinate, ma non in Val di Cecina, che non è stata osservata.
Qui tuttavia era già stato notato un eccesso di mortalità per suicidi, nelle pubblicazioni regionali “Morti per causa”, finché dal 2006 la Regione ne ha interrotto la stampa e la diffusione. Eppure la Val di Cecina, alta e bassa, è un’area notoriamente e da lungo tempo inquinata da mercurio, da solventi organo alogenati ed altri inquinanti letali. Perché lo studio Sentieri l’ha esclusa dalle sue indagini, che accertano ben 9.969 morti in più negli anni tra il 1995 e il 2002 ?
Tuttavia un altro importante studio epidemiologico (ARS 2010) sulle aree geotermiche, e nei comuni limitrofi in un raggio di 50 km, ci dà importanti indicazioni sugli effetti devastanti del mercurio, del boro e dell’arsenico sulla salute, in particolare sul sistema nervoso. Tra i comuni più inquinati e quelli meno inquinati in Val di Cecina si registrano differenze rilevanti tra i ricoverati. Vediamo alcuni casi osservati, su circa 60 correlazioni:
Matrice aria, mercurio, tumore al sistema nervoso centrale nei maschi: si registra un eccesso di rischio del 383% .
Matrice suolo, mercurio, tumore del sistema nervoso centrale, femmine: si registra un eccesso di rischio del 110 %.
Matrice suolo, boro, tumore del sistema nervoso centrale, femmine: si registra un eccesso di rischio del 156 %.
Matrice acqua, arsenico, tumore al sistema nervoso centrale, maschi: si registra un eccesso di rischio del 295 %.
Oltre a tutta una serie di altre malattie come l’insufficienza renale, malattie respiratorie, tumori in altre parti del corpo.
Perché si continua a chiudere gli occhi su queste drammatiche evidenze alle quali si aggiungono le “nuove” evidenze della trielina e del cromo esavalente nell’acqua ?
Se sulle crisi economica e di valori ci si può trincerare (poco credibilmente) dietro la situazione generale, sulle cause locali della nocività esistenziale si può e si deve intervenire subito e con il massimo impegno.

20.3.13
Comitato Beni Comuni Val di Cecina - Medicina Democratica

lunedì 5 novembre 2012

Spinetta Marengo (AL), riprende il processo: 13 imputati tra Michelin e Solvay...

Il prossimo 7 novembre riprende il processo Solvay (Medicina Democratica parte civile con Luigi e Laura Mara). Il Tribunale chiamato a decidere... se Solvay può costituirsi parte civile... contro se stessa! La chiusura dell'impianto Algofreni usata come arma di ricatto occupazionale contro la Magistratura. La ricca società belga non vuole pagare la bonifica e cerca di scaricare il barile su Ausimont che non ha una lira. Intanto sotterra i veleni sotto montagne di rifiuti: vedi le foto sul blog. 

Leggi il comunicato stampa mandato agli organi di informazione.


 


mercoledì 31 ottobre 2012

Scapigliato: soldi, potere e... sottopotere

Un gran parlare di “Rifiuti zero”, ma grandi manovre per mantenere la mega discarica di Scapigliato.


Grazie alle persone che hanno firmato fino ad ora. 


Avevamo chiesto i documenti al Comune di Rosignano il 4 luglio, ce li hanno forniti solo il 16 ottobre, appena 14 giorni prima della scadenza dell’autorizzazione quinquennale, in modo  che non si potesse  organizzare nessuna opposizione ad una nuova autorizzazione tal quale (devastante).

NON AVETE IDEA DI QUANTI GUFANO perché SI RACCOLGANO POCHE FIRME…

Abbiamo anticipato alla Provincia il 25 ottobre la Petizione con le prime firme, chiedendo un mese in più per un confronto democratico: potete scommettere che non la concederanno.

Buona fortuna.






giovedì 25 ottobre 2012

PETIZIONE POPOLARE PER LA CHIUSURA E LA BONIFICA DELLA DISCARICA DI SCAPIGLIATO (Rosignano M.mo - LI)

Alla Provincia di Livorno
e p.c. ai Comuni di Rosignano e della zona circostante
Alla Regione Toscana



Il 30 ottobre 2012 scade l’autorizzazione della Provincia al Comune di Rosignano (la n° 277 del 30/10/2007), a gestire la discarica di Scapigliato.

Noi sottoscritti cittadini con la presente petizione chiediamo che la nuova autorizzazione sia l’ultima e preveda:

  1. la non autorizzazione per rifiuti speciali industriali, tra cui esplicitamente fanghi al cromo o altri metalli pesanti o altre sostanze tossiche, o ceneri di inceneritori anche se con concentrazioni basse di inquinanti tossici;
  2. nel primo anno della nuova autorizzazione sia avviato il servizio di raccolta “porta a porta” dei rifiuti solidi urbani (RSU) nel comune di Rosignano e quelli circostanti, e i materiali avviati al riciclaggio in centri specializzati, senza incenerimento;
  3. nei 5 anni  della nuova autorizzazione i rifiuti  scaricati in discarica diminuiscano drasticamente: in particolare entro i primi due anni  il conferimento di RSU sia riservato ai soli comuni  circostanti Rosignano, e solo a quelli che abbiano avviato la raccolta differenziata porta a porta. Dal terzo anno al quinto la discarica potrà ricevere solo rifiuti non altrimenti impiegabili, a valle del  “porta a porta” e del riciclaggio. Al termine del quinto anno i conferimenti saranno totalmente vietati;
  4. l’avvio immediato della bonifica del sito Scapigliato con prelievi  di sedimenti dai torrenti circostanti, sui pozzi e sui terreni, e pubblicazione dei dati;
  5. l’esclusione dall’ecotassa per  la bassa raccolta differenziata dei cittadini residenti nei paesi e nelle frazioni più esposti finora ai miasmi di Scapigliato.
Si preannuncia che, qualora la nuova autorizzazione della Provincia non recepisca nella sostanza  le richieste sopra elencate, i sottoscritti la impugneranno davanti al TAR.
Si chiede infine che l’autorizzazione slitti di almeno un mese per permettere una più ampia consultazione popolare democratica.

Ottobre 2012 

Primi firmatari:  Manetti Marco, Leone Marco, Borghesi Daniele, Mariangela Nasillo, Italiano Marisa, Pellicci Nilo, Serretti Francesco, Pradella Ciro, Torrini Fabio, Pupo Antonio, Fazio Andrea, Falchetti Paolo, Bruscino Andrea, Maurizio Marchi, Danilo Fiore

FIRMA ANCHE TU !!!


Precisazione: il termine "CHIUSURA" potrebbe agitare lo spettro della perdita di posti di lavoro. In realtà, i posti che si creerebbero con la raccolta differenziata sarebbero di gran lunga superiori...

 

sabato 6 ottobre 2012

COMUNICATO STAMPA IN OCCASIONE DELLA SEDUTA DEL CONSIGLIO REGIONALE TOSCANO DEL 9 OTTOBRE 2012

Logo Regione ToscanaIn occasione della prossima seduta del Consiglio Regionale della Toscana, martedì 9 ottobre una delegazione del Comitato Beni Comuni Val di Cecina si recherà a Firenze per chiedere alla Giunta e al Consiglio Regionale di prestare la dovuta attenzione alla grave situazione di criticità, che sta attraversando la Val di Cecina dal punto di vista ambientale (tra crisi idrica e inquinamento) e occupazionale (cassa-integrazione e licenziamenti). Una soluzione concreta e percorribile per difendere posti di lavoro e contrastare la devastazione ambientale, il saccheggio della risorsa idrica e del salgemma, è prescrivere a carico della multinazionale Solvay la realizzazione di un dissalatore adeguato a fornire queste due materie prime nel rispetto del territorio e della salute degli abitanti. Le soluzioni ci sono, si tratta principalmente di volontà politica nel volerle intraprendere. 
Presidio davanti alla sede del PD di Rosignano - 4/10/2012
Per l’occasione il Comitato ha organizzato un presidio ed una conferenza stampa (dalle ore 15,00 presso il Consiglio Regionale Toscano, in via Cavour a Firenze) per illustrare il contenuto dell’Accordo di Programma alternativo e di espressione popolare che è rivolto a tutte le istituzioni affinché non perseverino nel portare avanti politiche di consenso alle richieste e alle pratiche della multinazionale a partire dall’attuazione del contratto sul salgemma, con gli annessi enormi consumi d'acqua e progetti di invasi devastanti, ed a proseguire con il perdurare degli scarichi a mare sempre più inaccettabili all'opinione pubblica. La questione Solvay, in tutte le sue articolazioni ambientali, sanitarie, occupazionali ed economiche, è ad una svolta decisiva: è necessario andare verso l’ambientalizzazione radicale della presenza della multinazionale per evitare danni incalcolabili sia alla salute della popolazione che all'economia della zona. Invitiamo tutta la Val di Cecina a sostenere questa battaglia.

Dichiarazione Solvay sugli scarichi a mare nel 2010



Per contatti:   

 
tel. 349/6331276

martedì 31 luglio 2012

Comunicato stampa in occasione del Consiglio Comunale di Cecina del 2 agosto 2012


Da troppo tempo oramai, la comunità chiede che la soc. Solvay si doti di un impianto di dissalazione al fine di ridurre gli enormi emungimenti dal fiume Cecina e dalle falde acquifere.
In circostanze già difficili, si aggiunge il problema “trielina” provocati da sversamenti in loc. Poggio Gagliardo...
Il nostro fiume è ridotto in condizioni pietose; la situazione, aggravata da un lungo periodo di siccità, sta sfuggendo di mano: non è più sostenibile!
Gli studi svolti sia in ambito accademico che di ricerca, e presentati dal nostro comitato nei pubblici dibattiti, dimostrano che l'eventuale realizzazione di ipotetici invasi non porterebbe nessun vantaggio, anzi, peggiorerebbe la qualità delle acque.
In considerazione di tutto ciò, chiediamo nuovamente al Consiglio Comunale di Cecina (in riunione il 2 agosto 2012), che si attivi nel richiedere con forza alla Provincia - e soprattutto alla Regione Toscana - la prescrizione di questa importante opera della quale la nostra comunità non può fare a meno.
Inoltre, anche in conseguenza dei recenti e tristi fatti di Taranto, chiediamo che il Consiglio Comunale esprima parere favorevole alla nostra proposta di Accordo di Programma tra Regione e Solvay, già inviato a tutti i consiglieri ed assessori di Cecina e politici a livello regionale e provinciale.

Cecina, 31/7/2012


Prime adesioni all'Accordo di Programma:

Mauro Romanelli - Consigliere Regionale di Sinistra Ecologia e Libertà
Partito dei CARC
ALBA (Soggetto politico nuovo)
Medicina Democratica, sez. Cecina, Rosignano e Livorno
Roberta De Monticelli (professore ordinario Università San Raffaele - Milano)
Gino Carpentiero – Medicina Democratica sez. di Firenze
Renzo Belcari – Cecina (LI)
Ascanio Bernardeschi – Volterra (PI)
Gianfranco Ronconi - Cecina (LI)
Maria Rosa Secci (aderente a Medicina Democratica - Firenze)
Francesco Biagi - Campiglia M.ma (LI)
Giuseppe Gallelli - Cecina (LI) 


Per info e adesioni:





venerdì 27 luglio 2012

Quando, Solvay, sarà come Taranto ?


A Taranto siamo arrivati al dunque: la magistratura non ha più potuto ignorare i decenni di massacro del territorio e di vite umane provocati dall'Ilva, a chiara dimostrazione di come non dovrebbe essere gestito uno stabilimento industriale. Lo studio epidemiologico non lascia spazio a dubbi mentre gli operai scendono in piazza in difesa del loro posto di lavoro. Adesso, per quelle famiglie, si prospetta un lungo periodo di ulteriore miseria e dolore.

Impariamo da tutto ciò ed agiamo. Non aspettiamo ancora, anche qui da noi, che si arrivi all'irreparabile e cominciamo a realizzare le opere e le bonifiche necessarie all'ambientalizzazione di Solvay. Pensiamo seriamente al futuro dei “nostri” lavoratori - quelli attuali e, speriamo, quelli di domani - insieme al bene del nostro territorio, perché siamo consapevoli che la magistratura non possiede strumenti adatti a realizzare quei cambiamenti radicali, oramai sempre più necessari ed auspicabili.

In una delle più belle regioni d'Italia, anni di criminale silenzio da parte delle istituzioni e degli organi che dovevano tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini, non potevano che portare ad un risultato del genere: da una parte gli operai che giustamente pretendono un lavoro sicuro e dall'altra le esigenze imprescindibili della società tutta, che chiede salute e un ambiente salubre.

Ma queste due esigenze sono cosi contrapposte?
Sì, se ragioniamo in ottica neoliberista, capitalista e neocoloniale... 

Non sarebbe invece opportuno ripensare i cicli produttivi e dismettere quelle produzioni altamente inquinanti che stanno in piedi solo per la volontà di qualche multinazionale?

Taranto sta proprio lì a dircelo: un'altra Ilva, non ce la possiamo permettere.






domenica 22 luglio 2012

Solvay, ma si rendono conto di quel che dicono ???


In nettissimo dissenso a quanto affermato dai dirigenti Solvay in audizione alla Commissione Ambiente di Rosignano il 19/7/2012, il Comitato dichiara:

Il dissalatore è l'unica soluzione concreta per la salvaguardia del nostro territorio, della nostra salute e dei posti di lavoro.

Nonostante la crisi, i profitti Solvay (http://www.solvay.com/EN/NewsPress/20120216_4Q11Results.aspx) sono alle stelle perché la multinazionale belga non paga praticamente niente sia l'acqua che il sale. Ce li fanno pagare a noi in termini di salute e di bollette, per non parlare di un territorio che sprofonda privando di valore tutte le abitazioni e gli insediamenti produttivi che ospita.

Solvay dichiara che il dissalatore farebbe salire i costi di produzione di 9 volte...
Anche prendendo per buoni i dati da loro diffusi - molti pozzi non hanno contatori pubblici e comunque quei dati sono contestati anche da studi accademici - ed appurato che nove volte niente fa sempre niente, i dirigenti Solvay non vogliono dire, in termini assoluti, quanto vale il nostro diritto alla salute...  

Se lo facessero, la gente gli si rivolterebbe contro...


...ed allora lo diciamo noi in base ai loro dati

Quanto paga Solvay ? Ecco i canoni attuali delle concessioni:

Quindi, moltiplicando per 9 (che sarebbe tutto da dire) e facendo la differenza, il nostro diritto alla salute vale:  
  • per l'acqua 4 centesimi al metro-cubo
  • per il sale 7€ alla tonnellata


Ai cittadini, invece, fanno pagare:

Complessivamente circa 800 volte in più !!!


Ancor più grave che, in proporzione, l'attuale canone del sale pagato da Solvay sia di gran lunga inferiore a quello stabilito nel 1956 a 210 Lire/tonnellata (vedi documento del Ministero delle Finanze datato 1967).

Grazie Solvay e soprattutto grazie a quei politici che gli permettono di fare come gli pare...  

Sarà bene ricordare a tutti, amministratori regionali in testa, che il dissalatore non è più un opzione, ma un obbligo. I numeri, i dati, le tabelle, i documenti riportati sul nostro sito e tutto quello che sta accadendo sul nostro territorio, dovrebbero vietare alla Solvay di continuare a raccontare balle ai cittadini... Le vadano a raccontare ai loro ricchi azionisti che non abitano sicuramente in zona!!! A tutto c'è un limite, anche alla faccia tosta di certi dirigenti!

Infine, soprattutto alla luce della chiusura di altri 7 pozzi a Cecina, ribadiamo la nostra richiesta alle autorità pubbliche di requisire immediatamente i pozzi ad uso industriale, necessari per poter fronteggiare la situazione.

Dal Tirreno, riportiamo il rifiuto al dissalatore



Tirreno del 21/07/2012