martedì 4 giugno 2013

Un po' di storia: 2008 - Esposto alla Procura della Repubblica di Livorno...

Sezione di Livorno e della Val di Cecina

Alla Procura della Repubblica di Livorno
(alla cortese attenzione del sostituto procuratore RIZZO)

Oggetto : Scarichi Solvay, nocività e sospetto di truffa.

Si fa seguito alla nota del 20.6.06 inviata per conoscenza a codesta spett. Procura, e per competenza al Sindaco di Rosignano Marittimo, avente ad oggetto “Diffida a permettere balneazione e sosta alle spiagge bianche”, che si allega in copia. (allegato 1)

Nel frattempo questa Associazione interessava della questione anche altre Autorità, con la nota del 1.3.2007, che si allega in copia, rimasta senza alcuna risposta (allegato 2).

Le questioni che si pongono con il presente esposto sono le seguenti.

La soc. Solvay di Rosignano, non rispettando gli impegni formalmente sottoscritti con l’Accordo di programma del 31.7.03 ( a cui sono collegati un pre-accordo del luglio 2002 e un accordo “per la definizione dei tempi e delle modalità per l’erogazione del finanziamento” del 23.6.04)
1 – ha arrecato danno alla salute pubblica e all’ecosistema marino, continuando nello scarico di solidi sospesi e di mercurio, oltre i limiti dell’accordo per i solidi,
2 – ha ricevuto illecitamente finanziamenti pubblici legati al programma di riduzione degli scarichi, non rispettato, di cui all’Accordo citato,
3 – ha costruito un nuovo impianto (elettrolisi a membrana) detto “Progetto Leonardo” senza un’adeguata preventiva bonifica del sito inquinato, come previsto dalla legge,
4 - dato che il rispetto dell’Accordo citato era la condizione indispensabile per ottenere l’autorizzazione in deroga agli scarichi a mare, effettivamente concessa dalla Provincia di Livorno il 21.1.2000 e reiterata nel 2004, il non rispetto dell’Accordo rende automaticamente illegale lo scarico di solidi sospesi in mare oltre i limiti di legge, dal 2000 alla data odierna.

L’Accordo di programma del 31.7.03 prevedeva in sintesi:
a) solidi scaricati in mare in 200.000 tonnellate/anno: riduzione del 30% entro il 31.12.2003, riduzione complessiva del 60% entro il 31.12.2006, riduzione complessiva del 70% entro il 31.12.2007.
b) fermata dell’elettrolisi a mercurio entro il 31.12.2007 e costruzione della nuova elettrolisi a membrana entro il 31.12.2006 previa bonifica del sito inquinato.
c) Risparmi d’acqua dolce e di materiali di cava.
d) Finanziamenti pubblici a fondo perduto per circa 20 milioni di euro.

Scarico di solidi in mare

Questa Associazione ha chiesto ed ottenuto , ai sensi della legge 241/90 le relazioni semestrali redatte da ARPAT Livorno, previste nell’Autorizzazione prov.le del 21.1.2000, dal 2001 al 2007 compreso.
Dalla relazione relativa al 2° semestre 2007 risulta che – al 31.12.2007, termine ultimo di verifica dei risultati – gli scarichi Solvay in mare ammontavano ancora a 148.359 tonnellate annue, mentre avrebbero dovuto - ai sensi dell’Accordo citato – ammontare ad un massimo di 60.000 t/a (riduzione del 70 % su 200.000 t/a).
Tale fallimento del risultato concordato nell’Accordo avrebbe dovuto essere ampiamente previsto dalle Autorità preposte al controllo, riunite in una “Commissione di Verifica dell’Accordo”, dato che i risultati intermedi erano stati falliti.
Infatti dalle relazioni semestrali ARPAT risulta – nonostante che la portata del fosso di scarico fosse misurata solo da Solvay almeno a tutto il 2006, e fornita alle autorità di controllo – quanto segue : nelle relazioni semestrali fornite nell’ottobre 2001, luglio 2002 e febbraio 2003 risulta addirittura un consistente AUMENTO degli scarichi solidi (rispettivamente 218.000 t/a, 266.000 t/a, 254.000 t/a), mentre nella relazione di gennaio 2004 lo scarico scende “miracolosamente” a 160.000 t/a che – con una riduzione del 20 % complessivo – fallisce comunque l’obbiettivo di riduzione del 30 % al 31.12.2003.
Nella relazione al gennaio 2007 risulta ancora uno scarico di 160.000 t/a di solidi, a fronte di un obbiettivo di 80.000 t/a massime (meno 60 % complessivo).

L’osservazione di tali mancate riduzioni di scarico avrebbe dovuto indurre le autorità (in particolare la Regione Toscana, tenuta ad erogare i fondi a stati di avanzamento) ad interrompere la corresponsione dei finanziamenti a fondo perduto, che invece non risultano mai interrotte.

Costruzione nuova elettrolisi e fermata della vecchia

La costruzione della nuova elettrolisi a membrana ha aggirato ed evitato la proceduta di Valutazione d’impatto ambientale (VIA), a differenza di identico intervento nel polo di Porto Marghera, doverosa in quanto si tratta di impianto ad alto rischio d’incidente rilevante (produzione di grandi quantità di cloro). Ha altresì evitato, riducendola a dimensioni ridottissime, la bonifica preventiva dell’ampio sito inquinato da mercurio e clorometani, come risulta dai Verbali delle Conferenze dei servizi tenute fra le autorità locali e Solvay fra il 3 ottobre 2005 e il 20 gennaio 2006, conclusesi con la Delibera n. 11 del 26.1.2006 della Giunta Comunale di Rosignano Marittimo.

Inoltre, la vecchia elettrolisi a mercurio ha continuato a marciare fino al 31.12.2007, rendendo impossibile – anche volendo – la bonifica delle emissioni “correnti” di mercurio, mentre il nuovo impianto era in costruzione. L’accavallarsi dei due impianti (costruzione del nuovo, mentre il vecchio continua a marciare) era d’altronde un punto di grave contraddizione dell’Accordo di programma del 2003, che garantiva la continuità della produzione di Solvay, ma non garantiva
– appunto – una bonifica adeguata del sito inquinato.

Infine non si hanno notizie, né tantomeno garanzie sullo smantellamento e lo smaltimento del vecchio impianto e delle 150 tonnellate di mercurio in esso presenti.

Resta intoccato l’enorme inquinamento da mercurio dell’area di stabilimento Solvay, dell’area circostante esterna e del mare antistante, che vari studi scientifici valutano ammontante ad almeno 500 tonnellate in mare, ed altrettante disperse in atmosfera.

Grave danno alla salute pubblica

Per questo inquinamento, il caso di Rosignano è citato nei testi scientifici accanto a quello di Minamata in Giappone (ad esempio in “Medicina del lavoro” di Luigi Sartorelli, ediz. Piccin 1981), e il Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP-MAP) nel 2002 catalogava Rosignano come uno dei 15 luoghi costieri più inquinati d’Italia (Rapporto n.124).
Questa Associazione sta lavorando da anni alla ricerca di dati che dimostrino il rapporto di causa-effetto di varie patologie con l’esposizione di massa all’inquinamento da mercurio.
Ha composto un dossier (“Mercurio a Rosignano, una tragedia infinita”) che raccoglie tutti gli studi svolti nella zona sull’argomento, negli ultimi trenta anni.

Gli organi bersaglio del mercurio sono il rene, il sistema nervoso centrale e il feto nella donna incinta.
L’unica pubblicazione ufficiale della Regione Toscana, diffusa anualmente, “Morti per causa”, affronta ed esamina solo le cause di morte, quindi è solo parzialmente utilizzabile nel caso specifico, in quanto di malattie renali o di quelle al sistema nervoso si soffre ma raramente o come concausa si muore.
Nella pubblicazione “Morti per causa” tuttavia questa associazione ha messo a fuoco un possibile nesso di causa-effetto dell’esposizione di massa al mercurio nell’eccesso di mortalità infantile, nelle morti per malformazioni congenite, nell’eccesso di suicidi ricollegabili a malattie nervose.

Per altri canali si sa di un eccesso di patologie nervose che coinvolgono addirittura 700 bambini.
Urge pertanto una INDAGINE EPIDEMIOLOGICA mirata, che punti a mettere a fuoco non tanto e non solo le morti, ma soprattutto le malattie con cui si convive soffrendo, con un sovraccarico umano ed economico per le famiglie e la società.

Smaltimento gratuito di rifiuti tossici in mare

Lo smaltimento gratuito di rifiuti industriali, con alto grado di tossicità per l’ambiente e la popolazione della zona va avanti dal 1917 (messa in marcia della sodiera), si è aggravato nel 1939 con la messa in marcia dell’elettrolisi a mercurio, nel 1953 con la messa in marcia di un impianto per la produzione di CVM (Cloruro di vinile monomero) poi chiuso nel 1978 a seguito di una “Indagine sulla popolazione di Rosignano esposta ad inquinamento ambientale da CVM” della Regione Toscana (i lavoratori esposti devono essere monitorati per legge fino a 40 anni dopo la fine dell’esposizione, cioè fino al 2018, mentre per la popolazione esposta non ci sono norme di tutela), e negli anni ’60 con la messa in marcia degli impianti clorometani (prodotti cancerogeni, come il cloroformio e il tetracloruro di carbonio), polietilene ed acqua ossigenata.

Fino alla fine degli anni ’80 (il sottoscritto ne è testimone oculare) esistevano nell’area della foce del fosso di scarico alcune vasche di decantazione, poste in successione, che permettevano la decantazione e il recupero – ai fini di smaltimento in discariche autorizzate – di gran parte dei solidi contenenti tracce di inquinanti quali mercurio, ammoniaca, cloro, clorometani, esano, solventi, ecc.
Tali vasche furono inspiegabilmente soppresse, e da allora lo scarico avviene direttamente in mare. E’ probabile che la soppressione sia avvenuta – con la partecipazione attiva delle istituzioni preposte – con la motivazione che in quegli anni si introdussero strumenti di misurazione degli inquinanti tossici “a piè d’impianto”, cioè all’uscita di ogni singolo impianto parziale (ad es. elettrolisi a mercurio, clorometani, ecc).
Tale motivazione evidentemente non regge, in quanto se anche tali misurazioni avessero rilevato emissioni parziali entro i limiti di legge dei singoli inquinanti tossici, tali emissioni parziali convergevano e convergono tuttora nell’unico canale di uscita, creando una miscela di inquinanti la cui tossicità sinergica è invalutabile.

La soppressione delle vasche è spiegabile più realisticamente con la volontà venale di ridurre drasticamente le spese di smaltimento in discarica dei materiali ivi dragati.

Si segnala che sul sito SIRA-EPER (Registro delle emissioni inquinanti, curato dall’Agenzia europea per l’ambiente, EEA) sono presenti alcune pagine che enumerano le sostanze tossiche emesse dallo stabilimento di Rosignano, distinte per società emittente. La quantità di tali sostanze sembra autodichiarata o stimata, e rappresenta pertanto la base minima per ogni lettura critica o indagine.

Nessuno può dire che non sapeva

Si segnala , come accennato in premessa, che questa associazione già oltre un anno fa, con la nota dell’1.3.07 allegata, chiedeva il blocco dei finanziamenti pubblici a Solvay, evidenziando il pluriennale non rispetto degli accordi firmati, senza ottenere risposta da nessuna autorità in indirizzo.
Riguardo specificamente al mercurio, questa associazione scriveva fra l’altro una nota (allegato 3) all’Assessore regionale all’ambiente Marino ARTUSA (la regione erogava materialmente i fondi a stati di avanzamento) segnalando fra l’altro la inadeguata bonifica del sito inquinato da mercurio, sul quale si stava costruendo la nuova elettrolisi a membrana, come risulta dai Verbali delle Conferenze dei servizi svolte fra l’ottobre 2005 e il gennaio 2006 (diponibili), conclusesi con la Delibera n. 11 del 26.1.2006 della Giunta Comunale di Rosignano M., autorizzativa.

Si segnala infine che fin quasi alla fine del 2006 la portata del fosso di scarico era misurata solo da Solvay, mentre l’ARPAT si limitata a misurare la concentrazione per litro degli inquinanti.
A richiesta di questa associazione, il signor Fernando MARZELLA del Servizio idrologico della Regione Toscana, con nota e-mail del 19.5.08 comunicava che “Nel corso del mese di ottobre 2006 il SIR- Centro funzionale ha istallato un misuratore di portata ad ultrasuoni in corrispondenza del canale di scarico a mare”. (allegato 4)

Visto tutto quanto sopra, si ipotizza:
- grave danno alla salute pubblica perpetrato da Solvay e sottovalutato o coperto dalle
istituzioni,
- truffa ai danni dello stato ed appropriazione indebita di fondi pubblici da parte di Solvay,
- indebita erogazione di fondi pubblici da parte delle istituzioni firmatarie dell’Accordo del
31.7.03,
mancato, o inefficacie, o collusivo controllo da parte delle istituzioni preposte sia del rispetto dell’accordo citato, sia delle attività di Solvay in generale.
Salvo se altro.

Si resta a disposizione per eventuali chiarimenti e si porgono distinti saluti.

28.5.08

Maurizio Marchi (Responsabile prov.le)


Il Re è nudo... Tratto dal Fatto Quotidiano del 4 giugno 2013

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/04/solvay-sotto-inchiesta-per-scarichi-abusivi-paura-di-ilva-toscana/

Solvay sotto inchiesta per scarichi abusivi: la paura di una Ilva toscana

Indagati la direttrice e 4 ingegneri. Per i pm c'erano punti di rilascio sconosciuti all'Arpat e i fanghi erano annacquati per diluire la concentrazione. La società chiede di patteggiare, ma la Procura pone le condizioni: risanamento e fine delle violazioni. Se nel 2015 non sarà tutto ok, potrebbero scattare i sequestri

di Diego Pretini

Rosignano Solvay

C’è una frase che viene sussurrata con un po’ di paura: “Come l’Ilva“. Ma se la situazione del disastro di Taranto è arrivata forse a un drammatico punto di svolta (bisogna agire il prima possibile) la Solvay a Rosignano, finita sotto inchiesta per gli scarichi abusivi nel mare toscano, sembra chiamata ad agire subito. In caso contrario entro due anni si arriverebbe ai sequestri. L’indagine della Procura di Livorno si è conclusa da poche settimane, come ha scritto Il Tirreno. Nel registro degli indagati sono finiti 5 nomi: quello di Michèle Huart, direttrice dello stabilimento, e di altri quattro ingegneri della società. Due i puntelli dell’inchiesta: 4 scarichi rimasti sconosciuti all’Arpat e una procedura per annacquare i fanghi (e aggirare i risultati delle analisi).
Ma in questo caso si va un passo oltre. C’è infatti l’ammissione da parte della stessa azienda che non tutto è stato effettuato seguendo le regole: la Solvay ha chiesto il patteggiamento che i magistrati hanno però posto a condizione di effettuare un piano di risanamento e di messa in regola che potrebbe costare fino a 10 milioni di euro. Ma è fissato già anche un limite di tempo: nel 2015 sarà effettuato un altro “tagliando” da parte degli esperti e se le cose non dovessero finalmente andare nel verso giusto si potrebbe arrivare ai sigilli del tribunale. 
E dunque, una volta di più, altro che sabbia e colori caraibici: le Spiagge Bianche, raggiunte ogni giorno d’estate da centinaia di persone nonostante il divieto di balneazione per mezzo chilometro, sono bianche non certo in natura. E d’altra parte non è una novità. Basta fare un giro su internet per essere consapevoli dei rischi di sdraiarsi in quell’area e tuffarsi in quel tratto di mare. Ma oggi di nuovo c’è un punto fermo, consegnato da 4 anni di indagini – coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Rizzo e condotte dal Reparto aeronavale della Guardia di Finanza e dall’Arpat – e da due consulenze: la prima di un pool di ingegneri chimici di Milano, la seconda di Albino Trussi, esperto (tra le altre cose) di trattamento delle acque di scarico. 
Le perizie avrebbero assunto ulteriore valore grazie ai rilievi di fiamme gialle e Arpat. I tecnici dell’Agenzia ambientale continuavano a esaminare il punto di scarico “ufficiale”, quella del Fosso Bianco, e un altro utilizzato una tantum. In realtà ci sarebbero stati altri 4 scarichi fino a quel momento sconosciuti. Di più: finora, come ricorda Il Tirreno, la “consolazione” nella vulgata era che dopotutto si trattava dell’innocuo carbonato di calcio. Ora si scopre che non è così. Solo ora infatti, dopo il lavoro della magistratura, ha smesso di diluire gli scarichi. Ora ha realizzato una saracinesca per evitare che sostanze come l’ammoniaca finiscano in mare e per portarle in vasche di contenimento. Ora opera sull’impianto della sodiera per definire portate e composizione dei fanghi. Il consulente della Procura verificherà che tutto questo porti a una regolarizzazione della situazione. Altrimenti, appunto, la Procura è pronta a tornare alla carica. 
Ma se la situazione di Rosignano non sembra così grave come quella di Taranto resta sullo sfondo la solita questione dell’identificazione dello stabilimento che dà lavoro a centinaia di persone con il territorio che lo ospita. Un doppio filo sottolineato in questo dal fatto che il nome dell’azienda è diventato quello della parte più popolosa e nota della cittadina (il municipio in realtà si chiama Rosignano Marittimo e Solvay è una frazione).
Il gruppo Solvay è uno dei primi dieci gruppi chimici del mondo, con oltre 30mila dipendenti in 42 paesi. In Italia ci sono 11 sedi per oltre 2mila dipendenti: quello di Rosignano è lo stabilimento più grande con 803 dipendenti. Gli impianti (circa 2mila ettari) sono stati costruiti nel 1941: la multinazionale belga estrae salgemma dai giacimenti di Volterra e del resto della Val di Cecina. Qui si produce carbonato di sodio, bicarbonato di sodio anche per uso farmaceutico, cloruro di calcio, cloro, acido cloridrico, materie plastiche, acqua ossigenata. La sodiera di Rosignano fornisce la quasi totalità del fabbisogno di carbonato di sodio dell’industria italiana. 
Tuttavia cittadini e associazioni della zona (in prima fila Medicina Democratica che ha anche presentato più di un esposto) non si sono mai rassegnate e hanno chiesto con costanza un rigoroso rispetto delle regole per rispettare ambiente e regole sanitarie. Ha fatto quasi storia un referendum del 1988 che bocciò il progetto di un nuovo impianto, nonostante il parere favorevole di molti partiti, sindacati, istituzioni.
Ma i problemi restano, anche perché sono il prodotto del passato. Prendiamo il mercurio. Scrive Gianni Lannes (in prima linea anche e soprattutto contro ecomafie e inquinamenti) che l’Agenzia ambientale Onu ha classificato questo tratto costiero come uno dei 15 più inquinanti d’Italia: ”Secondo le stime per difetto del Cnr di Pisa – aggiunge – nella sabbia bianca la Solvay ha scaricato 337 tonnellate di mercurio ed altri veleni: arsenico, cadmio, nickel, piombo, zinco, dicloroetano. L’elenco completo è stato pubblicato sul sito dell’Agenzia europea dell’Ambiente. Più precisamente a Rosignano, secondo Legambiente, sono state  500 tonnellate di mercurio, presenti fino a 14 chilometri dalla battigia”. Un’interrogazione del 2010 di 6 deputati del Pd, ricorda lo stesso Lannes, spiegava che nel mare “sono presenti almeno 400 tonnellate di mercurio, come verbalizzato dalla conferenza di servizi nel luglio 2009, dato confermato anche dall’Arpa Toscana. Anche il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare è stato coinvolto grazie all’Osservatorio istituito per verificare se Solvay rispettasse l’accordo di programma del 2003, che prevedeva alcune misure di ambientalizzazione: l’arresto dell’elettrolisi del mercurio, micidiale in quanto produce cloro e soda caustica; la riduzione degli scarichi solidi bianchi fino a 60mila tonnellate l’anno”. Solvay ha peraltro ricevuto 30 milioni di euro pubblici per effettuare le bonifiche che i parlamentari democratici definirono “inesistenti”.
Ora, in ogni caso, la stretta della magistratura. Le condizioni fissate dalla Procura (la bonifica del sito e cessazione della diluizione degli scarichi) finiranno al vaglio del consulente della Procura non solo per dare il via libera al patteggiamento, ma anche per non arrivare ai sequestri.

Importante iniziativa sull'acqua con Movimento 5 Stelle, Comitato BCVdC ed il Gruppo Italiano Amici della Natura


venerdì 10 maggio 2013

Come immaginavamo... Solvay comincia a levare le tende...

SOLVAY, UN PIANO INDUSTRIALE SERIO
PER I LAVORATORI E LA SALUTE

Circa un anno fa scrivevamo che “non appena Solvay avrà ottenuto tutto il salgemma del volterrano, venderà o darà in gestione il grosso dello stabilimento di Rosignano”.
Dato che non abbiamo la sfera di cristallo, questa previsione si basava sull’analisi attenta della situazione generale e locale.

In estrema sintesi:
  1. Solvay ormai da decenni sta investendo sulla finanza e non più sull’industria
  2. i vecchi  giacimenti  di salgemma di Buriano hanno una capacità ancora per molti decenni, senza andare a derubare i giacimenti della Salina ex di Stato
  3. quindi tutto l’accanimento nell’ottenere questi ultimi ha altri scopi: essenzialmente poter vendere tutto al miglior prezzo possibile.
E’ esattamente quello che si sta disvelando in questi giorni, con l’accordo con Ineos: tutto è avvenuto in un quadro di servilismo, debolezza, cecità delle istituzioni, che da ben 17 anni stanno facendo di tutto per regalare senza contropartite il prezioso ed ultimo salgemma del volterrano a Solvay, ora a Ineos.
L’ultimo atto del servilismo istituzionale sarà, a giorni, l’Accordo di programma truffa che blinderà le Delibere regionali di autorizzazione  allo sfruttamento minerario dal possibile annullamento da parte del TAR, già avvenuto nel 2007 e nel 2010 a tutela della risorsa acqua per la popolazione: Solvay se lo sente già in tasca, ed è per questo che tratta con Ineos.
Curioso che Solvay stia trattando l’impianto più moderno (l’elettrolisi a membrana, 2007) e uno tra i più vecchi e antistorici (clorometani, sostanze nocive alla fascia di ozono, 1960). L’obiettivo sembra duplice ed inconfessabile: oltre a fare cassa, evitare l’enorme bonifica  che i vecchi clorometani richiedono.
Di fronte a queste operazioni di bassa lega, a cui le istituzioni assistono passive e colpevoli, è più che mai urgente e indispensabile rivendicare in tutti i modi, anche con le lotte dei lavoratori, un PIANO INDUSTRIALE SERIO, che si basi sullo sganciamento progressivo ed accelerato dalle saline del Volterrano, la costruzione di un dissalatore da cui ricavare acqua e sale, la messa in sicurezza della filiera dell’etilene (spostamento del vecchio ed insicuro bombolone), le bonifiche in tutta l’area Solvay. Un piano per  nuova occupazione e per la salute che presenteremo tra qualche giorno.

mercoledì 1 maggio 2013

SOLVAY, UN PIANO INDUSTRIALE SERIO PER I LAVORATORI E LA SALUTE




PIANO INDUSTRIALE
PER L’AREA E LO STABILIMENTO SOLVAY
PER  LA SICUREZZA DEI LAVORATORI E LO SVILUPPO  DI BUONA OCCUPAZIONE
 
 
Premessa
Il Rapporto dell’Università di Pisa, curato dai prof. Bruno Cheli e Tommaso Luzzati (Edizioni Plus 2010) ha evidenziato che Solvay si è ridotta a dare tra l’1 e il 2 % del reddito, e tra il 2 e il 4% dell’occupazione nel territorio che occupa, pur usando il 48% della risorsa acqua della Val di Cecina.
Siamo profondamente preoccupati non tanto per i profitti Solvay, quanto del futuro dei lavoratori dello stabilimento e delle miniere, che in questo contesto socio ambientale hanno un futuro molto incerto. Lo stabilimento Solvay  si avvaleva del lavoro di circa 4.500 lavoratori nel 1965, mentre oggi ne occupa circa 560, più un indotto precario e sottopagato.
 
Il contesto evidenzia inoltre che la risorsa acqua dolce è sempre più scarsa nella zona, come dimostrano 1) il totale prosciugamento del lago artificiale di Santa Luce nell’estate 2012, 2) il conflitto sempre più evidente tra usi industriali e civili, 3) il regime di deroghe sugli inquinanti nell’acqua potabile alle quali è stata sottoposta la popolazione tra il 2003 e il 2012, 4) l’evidenziarsi di “nuove” emergenze come il cromo esavalente e la trielina nei pozzi della zona.
Il contesto evidenzia inoltre un’accelerazione degli effetti dei cambiamenti climatici, con minore piovosità e maggiore evaporazione, ciò che prevedibilmente si aggraverà nei prossimi anni, causando ulteriori conflitti e maggiori difficoltà nella produzione industriale stessa.
Di fronte a questa situazione riteniamo doveroso, responsabile e indilazionabile proporre un PIANO INDUSTRIALE  di svolta, che renda molto più sostenibile la presenza dello stabilimento, molto più sicuro il posto di lavoro dei lavoratori occupati, e ponga le premesse per il rilancio dell’occupazione nella zona, in fabbrica e all’esterno, ad esempio nel turismo, non più gravato dall’inquinamento e dai consumi Solvay.
Avanziamo pertanto le seguenti proposte al dibattito pubblico, innanzitutto dei lavoratori Solvay, ma anche delle istituzioni, delle forze civili organizzate e della popolazione in generale, al fine del bene comune.
 
1       - COSTRUZIONE DI UN DISSALATORE A ROSIGNANO
La costruzione di un grande dissalatore di acqua di mare nello stabilimento di Rosignano è ormai una necessità indifferibile, di fronte al contesto brevemente descritto in premessa ed ai gravi problemi evidenziatisi nel precedente secolo di sfruttamento minerario in Val di Cecina (dissesti, subsidenze, grandi perdite d’acqua dolce). Un dissalatore di acqua di mare, dal quale si ricavi sale ed acqua necessari allo stabilimento, sganciandosi gradualmente (massimo 5 anni) dalle miniere di salgemma: già oggi Solvay pompa dal mare circa 100 milioni di metri cubi l’anno di acqua, che contengono circa 3,5 milioni di tonnellate di sale, molto superiori ai 2 milioni di tonnellate attualmente prelevate con acqua dolce dal sottosuolo della VdC. Questo darebbe la possibilità di ulteriore sviluppo delle produzioni, mettendo a disposizione dello stabilimento notevolissime quantità di acqua dissalata, oltre a restituire i pozzi d’acqua dolce alla popolazione, che ne ha diritto prioritario per legge.
Il dissalatore in area Solvay richiederebbe il lavoro stimato in 200 lavoratori per almeno 3 anni, dei quali almeno il  10 % ad alta specializzazione. A regime il dissalatore darebbe lavoro a tutti i lavoratori attualmente impiegati nelle saline del Volterrano, e per le manutenzione ad un numero imprecisabile di lavoratori ad alta e media specializzazione.
 
2-     ENERGIE ALTERNATIVE PER IL DISSALATORE
Il dissalatore sarà alimentato da energia termica proveniente da a) cascami di energia termica dalle due centrali turbogas e dai forni a calce, riducendo l’impatto termico sul mare b) nuovi impianti eolici e fotovoltaici da collocare all’interno dello stabilimento, fino alla potenza richiesta. Il recupero del calore e l’istallazione di impianti ad energia rinnovabile richiederebbero il lavoro stimato in 100 lavoratori per almeno 3 anni, dei quali almeno il  30 % ad alta specializzazione. Sarà sperimentata, all’interno dello stabilimento ed eventualmente in testa del pontile, la tecnologia “kite-gen” (eolico di alta quota) particolarmente interessante per siti industriali ad alto consumo elettrico come il sito Solvay (elettrolisi ed altro). La tecnologia “kite-gen” darebbe inizialmente 20 posti di lavoro, quasi tutti ad alta specializzazione, con possibilità di sviluppi futuri.
 
3 – RIUTILIZZO DEGLI SCARICHI SOLIDI A MARE
Gli scarichi carbonatici, stimati anche da Arpat in 120.000 tonnellate l’anno (il doppio di quanto concordato nell’Accordo di programma 31.7.2003) saranno filtrati e riutilizzati in un nuovo impianto – da collocarsi all’interno dello stabilimento – che riduca detti materiali in blocchi compatti, da riutilizzare in arginature ed altre sistemazioni ambientali, se compatibili, altrimenti smaltiti in discarica autorizzata. Tale nuovo impianto richiederebbe il lavoro stimato in 40 lavoratori a regime, e 100 in fase di costruzione.
 
4 – DEVIAZIONE DEL TRONCO FERROVIARIO AD ALTO RISCHIO
La deviazione del tronco ferroviario ad alto rischio dal centro di Rosignano Solvay permetterebbe  la drastica diminuzione del rischio di incidente rilevante (Legge Seveso e smi) per la popolazione derivante dalla presenza dello stabilimento Solvay. Il tronco di manovra andrebbe spostato nell’area a sud dello stabilimento, all’interno dell’area industriale, e collegato alla vicina linea ferroviaria Vada-Collesalvetti-Pisa, di recente elettrificata. I lavori ferroviari richiederebbero il lavoro stimato in 200 lavoratori per almeno 3 anni, mantenendo a regime gli occupati attuali. La nuova logistica permetterebbe altresì di ridurre la movimentazione di camion cisterna da e per lo stabilimento, riducendo ulteriormente il rischio di gravi incidenti.
 
5 – RECUPERO E VALORIZZAZIONE DEL MERCURIO SVERSATO IN MARE
Vari documenti pubblici attestano che nell’area di mare davanti allo stabilimento di Rosignano sono stati sversati nei decenni dal 1939 al 2007, almeno 500 tonnellate di mercurio. Dato l’alto valore di mercato del mercurio, e d’altra parte la sua gravissima nocività nell’ambiente, si propone di effettuare una sperimentazione sul recupero del mercurio in un ettaro di fondale marino da individuare. Tale sperimentazione impegnerebbe almeno 15 lavoratori a media ed alta specializzazione per un anno, con la possibilità di importanti sviluppi futuri. La sperimentazione andrà effettuata tra ottobre e marzo.
 
6 – RIFACIMENTO DI TUTTA LA DISTRIBUZIONE IDRICA NELLO STABILIMENTO
Il rifacimento di tutta la distribuzione idrica nello stabilimento permetterebbe di azzerare le perdite e separare – razionalizzando il sistema – la poca acqua dolce che sarà usata, dall’acqua salata. Tale rifacimento richiederebbe il lavoro stimato in 80 lavoratori per almeno 3 anni, riducendo notevolmente l’inquinamento e puntando al riutilizzo nel circuito chiuso dell’acqua.
 
7 – BONIFICHE ALL’INTERNO DELLO STABILIMENTO
La vasta area del dismesso impianto CK va bonificata ed adibita, dopo bonifica, ad area energetica (fotovoltaico o eolico) a servizio del dissalatore. L’area degli attuali clorometani – sostanze nocive alla fascia di ozono – andrà liberata, bonificata ed adibita come sopra. Ogni altra area da bonificare all’interno dello stabilimento sarà bonificata e adibita come sopra. Tali bonifiche richiederebbero il lavoro stimato in 100 lavoratori per almeno 3 anni, e restituire all’utilizzo produttivo le aree.
 
8 - MESSA IN SICUREZZA DELLA FILIERA ETILENE
Il deposito di etilene collocato nell’area archeologica di Vada deve essere spostato nel perimetro industriale – come previsto dalla Delibera del Consiglio comunale del 5.5.88 – e ricostruito con tecnologia più sicura, cioè a doppio contenimento ed interrato. Tale messa in sicurezza richiederebbe il lavoro stimato in 150 lavoratori per almeno 3 anni, dei quali almeno il 20 % ad alta specializzazione.
 
9- LAVORI DI MANUTENZIONE STRAORDINARIA SULLA SODIERA E I SUOI ANNESSI.
I lavori di manutenzione straordinaria sulla sodiera e i suoi annessi sono ormai indifferibili, a garanzia della sicurezza dei lavoratori e della continuità della produzione. Tale manutenzione richiederebbe il lavoro stimato in 150 lavoratori per almeno 3 anni.
 
10 – TUTTI I LAVORI CON MANODOPERA LOCALE
Si propone che tutti i lavori  sopra elencati siano affidati a ditte locali e/o dei comuni confinanti, salvo casi particolari.
 
Maggio  2013   
Medicina democratica e Comitato Beni Comuni Val di Cecina